Un team internazionale di astronomi ha utilizzato il telescopio spaziale James Webb per rilevare le prime candidate nane brune al di fuori della Via Lattea, nell’ammasso stellare NGC 602.
Immaginate la periferia della Piccola Nube di Magellano, una galassia vicina alla nostra Via Lattea, a circa 200.000 anni luce dalla Terra. Qui troviamo il giovane ammasso stellare NGC 602. L’ambiente di questo ammasso è simile a quello dell’Universo primordiale, con pochi elementi più pesanti dell’idrogeno e dell’elio. L’esistenza di nubi scure di polvere densa e il fatto che l’ammasso sia ricco di gas ionizzato suggeriscono anche che si stia verificando una formazione stellare. Questo ammasso offre una preziosa opportunità per esaminare come le stelle possano formarsi in condizioni radicalmente diverse da quelle di altre galassie vicine.
Cosa sono le nane brune

Un team internazionale di astronomi, tra cui Peter Zeidler, Elena Sabbi, Elena Manjavacas e Antonella Nota, ha utilizzato il James Webb per osservare NGC 602 e scoprire le candidate per le prime giovani nane brune al di fuori della nostra Via Lattea. Le nane brune sono i cugini più massicci dei pianeti gassosi giganti (in genere vanno da circa 13 a 75 masse di Giove, e a volte anche meno). Sono libere di fluttuare, il che significa che non sono legate gravitazionalmente a una stella come lo sono gli esopianeti. Tuttavia, alcune di esse condividono caratteristiche con gli esopianeti, come la loro composizione atmosferica e i modelli di tempesta.
La scoperta degli scienziati
“Questa scoperta evidenzia la potenza dell’uso di Hubble e Webb per studiare i giovani ammassi stellari”, ha spiegato Antonella Nota, direttore esecutivo dell’International Space Science Institute in Svizzera. “Hubble ha dimostrato che NGC602 ospita stelle molto giovani e di bassa massa, ma solo con Webb possiamo finalmente vedere l’entità e il significato della formazione di massa substellare in questo ammasso. Hubble e Webb sono un duo di telescopi incredibilmente potenti!”. “Le nane brune sembrano formarsi nello stesso modo delle stelle, solo che non catturano abbastanza massa per diventare una stella completamente sviluppata. I nostri risultati si adattano bene a questa teoria”, ha concluso Peter.
Per i dettagli:
- Leggi il comunicato stampa dell’ESA.
