Nel 1909 Marconi vinse il Nobel per la radio. Nel 1943 la Corte Suprema americana ribaltò i suoi brevetti riconoscendo Tesla. Entrambi erano morti quando arrivò la sentenza, ma la storia vera è ancora più complicata di così.
Nel 1909 il Comitato Nobel assegnò il Premio per la Fisica a Guglielmo Marconi per lo sviluppo della telegrafia senza fili. Nikola Tesla, che aveva depositato i brevetti anni prima, non ricevette nulla e in quell’anno stava progressivamente perdendo i finanziatori che avrebbero dovuto sostenere i suoi progetti più ambiziosi.
34 anni dopo, la Corte Suprema degli Stati Uniti ribaltò i brevetti di Marconi e riconobbe la priorità di Tesla su quattro circuiti fondamentali del sistema radio. Marconi era morto nel 1937., mentre Tesla il 7 gennaio 1943, sei mesi prima della sentenza, solo nella camera 3327 del New Yorker Hotel, con i debiti a logorarlo e quasi nessuno a saperlo.
Come ci si arrivò
Tesla aveva dimostrato pubblicamente la trasmissione senza fili già nel 1893 in una conferenza a Chicago, e nel 1897 aveva depositato negli Stati Uniti il brevetto per un sistema di telegrafia senza fili basato su quattro circuiti sintonizzati alla stessa frequenza, che gli fu confermato nel 1900. Marconi presentò la sua domanda di brevetto negli Stati Uniti nello stesso anno e fu inizialmente rifiutata, perché l’ufficio brevetti la riteneva sovrapposta al lavoro di Tesla e di altri, arrivando a commentare esplicitamente nel 1903 che molte idee di Marconi non erano brevettabili a causa dei brevetti già di proprietà di Tesla. Nel 1904, in circostanze mai completamente chiarite, la posizione dell’ufficio brevetti cambiò e il brevetto fu assegnato a Marconi, aprendo una disputa legale che sarebbe durata quarant’anni.
Nel frattempo Marconi costruiva un’azienda, dotava le navi di sistemi di comunicazione senza fili, stabiliva nel 1901 il primo collegamento radio transatlantico da Poldhu in Cornovaglia a Terranova, diventando famoso in tutto il mondo. Tesla nel 1915 cercò di portarlo in tribunale per violazione di brevetto, ma le sue finanze si erano deteriorate al punto da non potersi permettere una causa contro una società di quelle dimensioni, e l’anno successivo dichiarò bancarotta. Quando Tesla morì, nel gennaio del 1943, era considerato da molti un genio eccentrico e fallito.

La sentenza e quello che non dice
La Corte Suprema americana si espresse nel giugno del 1943 stabilendo che i brevetti di Marconi per il sistema a quattro circuiti erano basati sul lavoro precedente di Tesla, Oliver Lodge e John Stone Stone, e che quindi non potevano essere considerati invenzioni originali. C’era però anche un aspetto pratico nella questione: la Società Marconi aveva in corso una causa contro il governo degli Stati Uniti per l’utilizzo dei suoi brevetti durante la Prima Guerra Mondiale, e ripristinando la priorità di Tesla il governo evitava di dover pagare i danni richiesti, anche se in realtà pagò comunque circa 42.000 dollari per un brevetto separato di Oliver Lodge.
La sentenza valeva solo sul territorio americano, e l’Europa non la riconobbe mai: nel 1991 l’High Court britannica dichiarò Marconi il legittimo padre della radio, e l’Italia, dove Marconi era eroe nazionale, istituì nello stesso anno un comitato ufficiale per celebrare l’invenzione della radio da lui realizzata nel 1895.

Una domanda che non ha risposta semplice
Quello che rende questa storia interessante è capire quanto sia difficile rispondere alla domanda su chi abbia inventato qualcosa, quando l’invenzione è il risultato di decenni di lavoro fatto da persone diverse. Tesla aveva concepito i principi e i brevetti fondamentali ma Marconi li aveva trasformati in un prodotto che funzionava a distanze sempre maggiori, creando dopo l’infrastruttura commerciale che permise alla radio di esistere, salvando vite dotando le navi di un sistema di comunicazione d’emergenza.
Tesla pare avesse detto a un collaboratore, in modo quasi rassegnato, che Marconi era un bravo ragazzo e che lo lasciava continuare, anche se stava usando diciassette dei suoi brevetti. La Corte Suprema americana, sei mesi dopo la sua morte, stabilì che su alcuni punti specifici aveva ragione lui per il resto della faccenda, non cambiò quasi niente.
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