Un nuovo studio mostra in che modo su Titano, nei crateri da impatto come Menvra, si possano generare condizioni utili allo sviluppo della vita

Nel corso dei secoli il nostro rapporto con l’Universo è progressivamente cambiato. Dal centro, abbiamo presto scoperto che in realtà abitavamo la periferia, non solo del nostro sistema solare bensì dell’intero Cosmo. Tutto questo, inevitabilmente, ha contribuito a far scaturire nell’umanità molteplici domande, una fra tutte: se il nostro fosse l’unico pianeta capace di ospitare la Vita. Ebbene, in questo lavoro gli autori, studiando il cratere Menvra, hanno messo in risalto come l’insieme dei processi concorrenti e consequenziali alla formazione dei crateri da impatto su Titano ne facciano uno dei principali target delle future ricerche astrobiologiche.

Titano, la luna di Saturno dall’atmosfera dorata che termina in un tenue anello blu, lì dove dal cielo piove metano che si getta al suolo per formare forse laghi e fiumi. Lì, in quel mondo ghiacciato e al contempo abitato da un oceano sotterraneo, un enorme esperimento di Miller-Uray potrebbe costantemente essere all’opera!

Titano
Titano ripreso dalla sonda Cassini. Credit: NASA

L’idea che Titano possa essere un mondo adatto allo sviluppo della Vita ha da sempre affascinato gli scienziati ed ancor più da quando i dati raccolti dalla sonda Cassini hanno fornito sempre più elementi a favore di questa ipotesi. Grazie al lavoro straordinario compiuto da Cassini, abbiamo infatti capito che Titano ha un guscio di ghiaccio dove diversi idrocarburi ( metano, etano ed altri) si mescolano fra loro e che al disotto di questa crosta ghiacciata, a circa 100 km di profondità, probabilmente si nasconde un enorme oceano. È emerso, inoltre, che sulla luna di Saturno sono presenti svariati crateri da impatto.

Superficie di Titano ripresa da Huygens.
Credits: NASA

Lo studio

L’insieme di questi dati ha molto incuriosito Alvaro Penteado Crósta, geologo planetario presso l’Università di Campinas, che insieme al suo team si è chiesto se questi crateri da impatto, data la loro dinamica di formazione, potessero essere delle “culle per la Vita”. Il gruppo di scienziati ha deciso di concentrare l’attenzione su Menvra, il più ampio dei crateri di Titano il cui diametro è di circa 425 Km (poco più della distanza fra Roma e Modena) e che prende il suo nome dal dio etrusco della guerra, simulando, mediante dei modelli a computer (iSALE-2D) e i dati raccolti da VIMS ( Spettrometro a mappatura visibile e a infrarossi) a bordo di Cassini, le dinamiche accorse alla formazione del cratere che si stima abbia circa un miliardo di anni.

Immagine del cratere Menvra ripreso dalla sonda Cassini.
Credits: https://solarsystem.nasa.gov/

Risultati e conclusioni

I risultati ottenuti sono davvero entusiasmanti! In primis, è emerso che il cratere si è formato a seguito dell’impatto di un corpo roccioso largo circa 34 km e che viaggiava alla velocità di 25200 km/h, la cui energia si è dimostrata sufficiente a perforare lo strato di di ghiaccio superficiale di Titano. Ma non solo, secondo i dati generati dal dal team di Crósta, a seguito di questa frattura, gli idrocarburi della superficie, insieme alle altre molecole presenti, hanno avuto la possibilità di entrare in contatto con l’acqua dell’oceano sottostante mescolandosi e creando così un bacino ricco di ingredienti utili allo sviluppo della vita ( amminoacidi ad esempio che sono i mattoni delle proteine).

In conclusione il team ritiene che, in un ambiente di base ricco degli ingredienti utili allo sviluppo della Vita e riscaldato dal trasferimento di energia termica dall’impatto alla crosta, l’insieme dei processi suddetti “abbia un ruolo importante nello sviluppo di ambienti o nicchie abitabili”. Ciò rende i crateri da impatto su Titano un obiettivo importante per le future ricerche astrobiologiche.

Riferimenti: https://www.hou.usra.edu/meetings/lpsc2021/pdf/2309.pdf

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