Ricercatori sudcoreani stanno sviluppando satelliti in grado di rivelare cosa accade nelle vicinanze dei buchi neri supermassicci.

Advertisement

I ricercatori della Corea del Sud stanno sviluppando una costellazione di satelliti che potrebbero rivelare, come mai prima d’ora, cosa accade nelle vicinanze dei buchi neri supermassicci. L’idea è del professore di astronomia dell’Università di Seul, Sascha Trippe. Ricordate quanto fece scalpore la prima immagine in assoluto del buco nero al centro della galassia Messier 87 nel 2019? Quella foto contribuì a confermare l’esistenza dei buchi neri. Nel 2022 è stata poi pubblicata un’immagine del buco nero al centro della nostra galassia, la Via Lattea. Ma per quanto affascinanti fossero quelle immagini, per ricercatori come Trippe, non erano neanche lontanamente perfette dal mostrare cosa c’è intorno a questi giganti cosmici.

Cosa manca nelle immagini dei buchi neri

Una piccola costellazione di satelliti potrebbe riprodurre immagini dei processi che avvengono attorno ai buchi neri con dettagli senza precedenti. Crediti: Sascha Trippe.

Queste immagini sottolineano però anche i limiti dell’Event Horizon Telescope (EHT), una rete di radiotelescopi distribuiti su tutto il pianeta. Ad esempio, gli astronomi sanno che un potente getto di gas caldo esce dal buco nero Messier 87 alla velocità della luce. Questo getto, tuttavia, non può essere visto nella famosa immagine del 2019. Un modo per migliorare la risoluzione delle immagini potrebbe essere quello di misurare le emissioni di segnali radio che hanno frequenze più alte e quindi lunghezze d’onda più corte. Ma ciò sarebbe impossibile dalla superficie del nostro pianeta, perché il vapore acqueo presente nell’atmosfera terrestre ce lo impedisce.

Radiotelescopi sui satelliti

Radiotelescopi montati sui satelliti, al contrario, avrebbero una visuale migliore. Potremmo risolvere anche altri due problemi. La costellazione di satelliti immaginata da Trippe sarebbe composta da quattro satelliti in orbita ad altitudini comprese tra 450 e 600 chilometri. Avrebbe quindi un diametro maggiore dell’EHT e ci offrirebbe quindi una migliore qualità dell’immagine e una migliore risoluzione. In più, le loro misurazioni in orbita non lascerebbero “spazi vuoti”, a differenza della rete di telescopi EHT terrestri.

Cosa dobbiamo aspettarci

Grazie a questo sistema, avremo la possibilità di osservare i buchi neri nelle galassie vicine a una velocità molto più elevata rispetto all’EHT e fornire stime più accurate delle loro masse. Ciò aiuterebbe anche i ricercatori a comprendere meglio i processi che avvengono all’interno degli anelli luminosi che circondano questi giganti cosmici. Finora gli scienziati non hanno mai tentato di spedire in orbita molti radiotelescopi. A causa delle lunghe lunghezze d’onda dei segnali radio, le antenne riceventi devono essere piuttosto grandi e quindi non sono facilmente lanciabili nello spazio. Ma con i progressi della tecnologia, Trippe pensa che un piccolo radio-osservatorio potrebbe entrare benissimo a bordo di un satellite da circa 500 chili.

Per saperne di più: