Solo un veicolo spaziale ha visitato il lontano Urano nel corso della storia. Dopo aver percorso più di 13 miliardi di chilometri in nove anni, la sonda Voyager 2 della NASA raggiunse Urano e raccolse gran parte delle informazioni a noi oggi conosciute sul misterioso pianeta.

A causa della lontananza da Terra, i pianeti del sistema solare esterno restano i più difficili da raggiungere e da esplorare. Grazie alla sonda Voyager 2, che alla fine degli anni settanta partì per il “Gran Tour” riuscendo a sorvolare tutti i pianeti giganti gassosi del sistema solare, abbiamo potuto avere quelle che ad oggi sono immagini e dati raccolti nelle vicinanze del misterioso pianeta Urano.

Urano è un pianeta alquanto singolare.

Tra le caratteristiche più insolite vi è l’orientamento dell’asse di rotazione che è parallelo al piano dell’orbita, a differenza di tutti gli altri pianeti del sistema solare. Per questo motivo uno dei suoi poli viene esposto al Sole per metà del periodo di rivoluzione causando stagioni molto estreme. Inoltre, poiché l’asse è inclinato di poco più di 90°, la sua rotazione è tecnicamente retrograda, ovvero è opposta a quella degli altri pianeti (con l’eccezione di Venere).

Urano
Urano fotografato dalla sonda Voyager 2. Credit: NASA/ JPL Caltech.

Il flyby di Urano

Il 24 gennaio 1986 la sonda Voyager 2 arrivò a una distanza di 81.500 chilometri dalle nuvole di Urano e trasmise via radio migliaia di immagini e dati scientifici sul pianeta, le sue lune, gli anelli, l’atmosfera, l’interno e l’ambiente magnetico che circonda Urano.

Le immagini di Voyager 2 delle sue cinque lune più grandi rivelarono superfici complesse indicative di passati geologici variabili. Le telecamere scoprirono inoltre 11 lune mai viste prima. Diversi strumenti si occuparono di studiare il suo sistema di anelli, osservando nei minimi dettagli quelli già noti e scoprendone due nuovi. Grazie ai dati della Voyager 2 si è potuto verificare che Urano compie una rotazione completa in 17 ore e 14 minuti. La sonda rilevò che il campo magnetico uraniano era più intenso del previsto e fortemente asimmetrico, con il dipolo magnetico spostato verso il polo sud rispetto al centro del pianeta. Inoltre, la temperatura della regione equatoriale, che riceve meno luce solare in un anno di Urano, è risultata essere più o meno la stessa di quella ai poli.

E ciò che gli scienziati non sapevano in quel momento era che la Voyager 2 aveva assistito a qualcosa di straordinario su Urano. Un team di scienziati NASA ha infatti recentemente ricontrollato i dati raccolti del sorvolo di Urano della Voyager e ha scoperto che la sonda aveva effettivamente volato attraverso un plasmoide, una struttura gigante del campo magnetico di un pianeta che può anche privarlo della sua atmosfera.

Urano resta uno degli oggetti più interessanti del nostro sistema solare ancora da esplorare in modo approfondito, insieme al suo “gemello” Nettuno che possiede caratteristiche molto simili. Tuttavia la distanza, i costi, i ritorni scientifici, e la lunga durata li mettono in lista di attesa (con una preferenza verso Nettuno per via delle caratteristiche intriganti della sua luna Tritone) per nuove missioni, che costringeranno a tenere celati molti dei suoi segreti ancora per decenni.

Riferimenti:

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