Il 14 Febbraio del 1990 la sonda Voyager 1 si voltò per l’ultima volta verso il Sole realizzando l’immagine più completa del nostro sistema stellare.

San Valentino è sempre stato un giorno speciale per la missione Voyager della NASA. Il 14 febbraio 1990 la navicella spaziale Voyager 1 si voltò indietro verso il nostro sistema solare e, dal punto in cui si trovava, scattò le prime foto in assoluto dei pianeti da oltre l’orbita di Nettuno nella posizione in erano in quel momento.

Questo “ritratto di famiglia” riuscì a immortalare Nettuno, Urano, Saturno, Giove, Terra e Venere dal punto di osservazione unico della Voyager 1. Alcuni membri non riuscirono purtroppo a essere ripresi: Marte aveva poca luce solare, Mercurio era troppo vicino al sole e il pianeta nano Plutone era troppo debole.

Ritratto di famiglia
Ritratto di famiglia‘. Credit: NASA/JPL

Il ritratto completo è un mosaico di 60 fotogrammi realizzato da un punto panoramico di 32 gradi sopra il piano dell’eclittica. In esso, i fotogrammi grandangolari della telecamera della Voyager attraversano il Sistema Solare interno a sinistra, collegandosi con il gigante gassoso Nettuno, il pianeta più esterno del Sistema Solare, all’estrema destra.

La “Pale Blue Dot” l’iconica immagine della Terra ripresa dalla Voyager 1 che fa parte del “ritratto di famiglia”.
Credit: Voyager Project, NASA

La Pale Blue Dot

Scattare queste immagini non faceva parte del piano originale, ma il defunto Carl Sagan, un membro del team di imaging della Voyager all’epoca, ebbe l’idea di puntare la navicella spaziale verso la sua casa per un’ultima occhiata.

Il titolo del suo libro del 1994, “Pale Blue Dot”, si riferisce proprio alla famosa immagine della Terra così come venne ripresa in questa serie di fotografie.

L’immagine della Terra contiene una luce diffusa simile a un raggio di luce solare che è un artefatto della fotocamera stessa: la singolare inquadratura fa apparire la Terra come un piccolo puntino nel buio dello spazio profondo.

La Voyager 1, al momento degli scatti, si trovava a 40 unità astronomiche (1 ua =150 milioni di chilometri) dal Sole.

Queste immagini del “ritratto di famiglia” sono le ultime che la Voyager 1, lanciata nel 1977, vennero inviate sulla Terra. Gli specialisti della missione spensero successivamente la fotocamera in modo che il computer che la controllava potesse essere riutilizzato per altri scopi.

La navicella è ancora in funzione, ma non ha più la capacità di scattare immagini.

Oggi, 32 anni dopo quello scatto, la Voyager 1 si trova nello spazio interstellare a oltre 155 unità astronomiche di distanza, ma restano indelebili le parole di ciò che Carl Sagan scrisse nel suo libro di fronte alla profondità delle immagini osservate:

«Da questo distante punto di osservazione, la Terra può non sembrare di particolare interesse. Ma per noi, è diverso. Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. È noi. Su di esso, tutti coloro che amate, tutti coloro che conoscete, tutti coloro di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di religioni, ideologie e dottrine economiche, così sicure di sé, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e plebeo, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì, su un minuscolo granello di polvere sospeso in un raggio di sole.»

Riferimenti:

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