Un team internazionale di ricercatori dell’Università delle Hawaii ha effettuato il primo rilevamento a terra dell’acqua sulla Luna. Ecco i dettagli dell’incredibile scoperta.

Comprendere le concentrazioni e la distribuzione d’acqua sulla superficie della Luna è fondamentale per capirne la formazione e per fornire risorse ai futuri astronauti che torneranno sul nostro satellite. Un team di ricercatori dell’Università delle Hawaii ha condotto uno studio analizzando i dati dello spettrometro dal lander lunare cinese Chang’E-5, che ha visitato la Luna nel 2020. Ricerche precedenti avevano già fornito prove della presenza d’acqua sulla Luna, attraverso campioni di roccia raccolti e poi trasportati sulla Terra. Questo nuovo studio riporta le prime misurazioni della quantità d’acqua sulla superficie lunare, confermando le precedenti osservazioni.

Il sito di atterraggio di Chang'E-5
Il sito di atterraggio di Chang’E-5. Credit: CNSA/CLEP

Distribuzione e origine dell’acqua sulla Luna

Il lander cinese Chang’E-5 era dotato di uno spettrometro, uno strumento scientifico che misura la luce solare riflessa dalla superficie lunare. A seconda di come la luce viene assorbita o riflessa, può indicare la mineralogia e il contenuto d’acqua dei materiali in superficie. Lo spettrometro a bordo del lander ha eseguito misurazioni del paesaggio e della roccia, dandoci l’opportunità senza precedenti di rilevare la quantità d’acqua sulla superficie lunare.

La maggior parte dei campioni lunari analizzati in precedenza erano estremamente asciutti, non molto diversi da quelli delle missioni Apollo prelevati dalla Luna cinquant’anni fa. Tuttavia, un pezzo di roccia vicino al lander era pieno di vescicole e i dati dello spettrometro indicavano in effetti un contenuto d’acqua più elevato. Questa si è rivelata una grossa sorpresa per i ricercatori. Molto probabilmente si tratta di un tipo di roccia magmatica, formata cioè dal raffreddamento e dalla solidificazione di materiale fuso. Un po’ come le rocce laviche che ci sono alle Hawaii, o in Islanda. Si tratta di una teoria coerente con le prolungate eruzioni vulcaniche avvenute in quella regione lunare e rafforza le precedenti scoperte secondo le quali la presenza d’acqua sulla Luna c’è nei depositi vulcanici a basse latitudini e nei depositi di ghiaccio vicini ai poli.

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