A distanza di 50 anni, minuscole perle di vetro formatesi dalle eruzioni vulcaniche sulla Luna e riportate sulla Terra dall’Apollo 17, svelano i loro segreti.
Un po’ a sorpresa, le rocce lunari recuperate dalle missioni Apollo continuano a fornire nuove informazioni, a distanza di oltre 50 anni. In questo caso, le minuscole perle di vetro sparse sulla superficie lunare ci raccontano dei pennacchi vulcanici esplosivi che le hanno formate fra 3,3 e 3,6 miliardi di anni fa. “Abbiamo questi campioni da 50 anni, ma ora abbiamo la tecnologia per comprenderli meglio”, ha spiegato Ryan Ogliore, professore di fisica alla Washington University di St. Louis. “Molti di questi strumenti sarebbero stati inimmaginabili quando le perle furono raccolte per la prima volta”.
Cosa sono queste minuscole perle riportate sulla Terra dall’Apollo 17

Queste minuscole perle, di dimensioni inferiori al millimetro, sono incastonate nelle rocce lunari e mescolate alla regolite lunare. Si presentano in due varietà, arancione e nera, e si sono formate quando le gocce di lava, formate in pennacchi eruttati dai vulcani, si sono raffreddate nel gelo della superficie lunare. Circa 3,5 miliardi di anni fa, infatti, la Luna era vulcanicamente attiva. “Le perle sono minuscole capsule incontaminate dell’interno lunare”, ha aggiunto Ogliore. “Sono alcuni dei campioni extraterrestri più straordinari che abbiamo”.
Come ci sono riusciti gli scienziati
Ogliore faceva parte di un team guidato da Thomas Williams, Stephen Parman e Alberto Saal della Brown University nel Rhode Island, che ha utilizzato una serie di moderne tecniche di analisi microscopica sulle perle per saperne di più sulle condizioni vulcaniche in cui si sono formate. Lo strumento principale utilizzato è stata una microsonda ionica NanoSIMS 50 in grado di eseguire spettrometrie su scala atomica, identificando elementi e isotopi e sondando la struttura su scala nanometrica.
Per evitare che il materiale fosse esposto all’atmosfera terrestre e reagisse con l’ossigeno, il fascio di ioni ha penetrato i campioni, estraendo le perle al loro interno e assicurandosi che il materiale fosse protetto dalla nostra atmosfera. I campioni sono stati quindi sottoposti a diverse tecniche di analisi, tra cui la tomografia a sonda atomica, la microscopia elettronica a scansione e la spettroscopia a raggi X a dispersione di energia.
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