Dalla polvere da sparo ai lamponi, l’odore dell’universo identificato dagli scienziati (senza usare lo “sniffoscopio” di Futurama)

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Da decenni gli scienziati studiano gli aromi dell’universo e hanno scoperto che ha una varietà di profumi sorprendente, dalla polvere da sparo ai lamponi passando per il rum. E no, non serve lo “sniffoscopio” del Professor Farnsworth per scoprirlo. Anzi, non serve necessariamente il naso per sapere che odore ha qualcosa nello spazio: gli astronomi possono rilevare e ricreare fragranze basandosi sulle impronte chimiche delle molecole, anche quando queste si trovano a distanze astronomiche dalla Terra.

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L’astronauta italiana Samantha Cristoforetti beve un espresso sulla Stazione Spaziale Internazionale. L’assenza di convezione naturale nello spazio altera significativamente la percezione degli aromi rispetto alla Terra. Crediti: NASA.

Gli esperimenti più curiosi

Dal 1998 gli scienziati hanno iniziato a catalogare sistematicamente gli odori spaziali, partendo da un esperimento tanto semplice quanto geniale: lo Space Shuttle Discovery portò in orbita una rosa. L’astronauta John Glenn, utilizzando un gascromatografo, catturò l’aroma unico del fiore in assenza di gravità, scoprendo che era leggermente diverso da quello di una rosa terrestre. I profumieri della Shiseido utilizzarono questi dati per creare una fragranza spaziale floreale.

L’universo ha un suo caratteristico bouquet di odori, che varia notevolmente a seconda della regione che prendiamo in considerazione. Nelle zone più buie della nostra galassia, le nubi molecolari piene di minuscole particelle di polvere ospitano quello che potremmo definire un vero e proprio buffet olfattivo, che spazia dal dolce profumo dello zucchero al nauseabondo tanfo di uova marce dello zolfo.

Particolarmente curiosa è la composizione della nube di polvere al centro della Via Lattea, ricca di formiato di etile – lo stesso composto che sulla Terra dà ai lamponi il loro caratteristico sapore. Questo composto, prodotto dalla reazione tra un acido e un tipo di alcol, ha un odore simile a quello del rum, rendendo per qualcuno almeno questa porzione di spazio decisamente più invitante di altre.

La chimica degli odori spaziali

Secondo il Dr. Louis Allamandola, ex direttore del laboratorio di Astrofisica e Astrochimica della NASA Ames, i principali responsabili di molti aromi spaziali sono gli idrocarburi policiclici aromatici, molecole estremamente resistenti dalla forma simile a una rete metallica. Questi composti sono sorprendentemente comuni non solo nell’universo ma anche sulla Terra, dove li troviamo nella fuliggine, nei gas di scarico delle automobili e nella carne carbonizzata. Nelle regioni più fredde dello spazio, dove la temperatura scende fino a 15 gradi sopra lo zero assoluto, il profumo cambierebbe radicalmente. Qui, secondo gli scienziati, troveremmo un mix di acqua ghiacciata, alcol, ammoniaca e anidride carbonica.

I ricercatori della NASA sono riusciti a ricreare in laboratorio persino l’atmosfera di Titano, la più grande luna di Saturno. Utilizzando i dati dello spettrometro della sonda Cassini, hanno prodotto una miscela di idrocarburi e nitrili che ha rivelato un sorprendente aroma simile alla benzina. Nel 2010, gli artisti Hagen Betzwieser e Sue Corke, collaborando con l’esperto di aromi Steven Pearce, hanno persino creato una versione “gratta e annusa” dell’odore della Luna, basandosi sulle descrizioni degli astronauti dell’Apollo che lo paragonavano alla polvere da sparo.

Le conferme dagli astronauti

Le teorie degli scienziati trovano riscontro nelle testimonianze dirette degli astronauti che rientrano dalle passeggiate spaziali. L’ex astronauta NASA Greg Chamitoff parla di “un fortissimo odore metallico” che rimane attaccato alle tute, ai caschi e agli strumenti. Don Pettit lo ha descritto come “una sensazione metallica dolciastra, piuttosto piacevole”, mentre Alexander Gerst dell’ESA ha azzardato un paragone più terrestre definendolo “un mix tra noci e pastiglie dei freni della mia moto”.

Scott Sandford, ricercatore senior presso l’Ames Science Directorate, suggerisce che parte di questi odori percepiti dagli astronauti potrebbe essere il risultato di una sorta di combustione. La Stazione Spaziale Internazionale, infatti, orbita in una zona dove è ancora presente una tenue atmosfera contenente ossigeno. Il suo movimento attraverso questi gas residui crea un’aureola di ossigeno eccitato che causa l’ossidazione dei materiali esposti.

Queste molecole vagano per milioni di anni attraverso il cosmo, finendo in comete, meteore e polvere spaziale. Alcuni di questi composti sono stati persino collegati alle origini della vita sulla Terra, essendo stati trovati in molecole fondamentali simili a quelle che formano le membrane cellulari. La prossima volta che alzerete gli occhi al cielo in una notte stellata, potrete quindi immaginare non solo le infinite distanze e la maestosità dell’universo, ma anche il suo sorprendente spettro di aromi. E anche se non avremo mai lo “sniffoscopio” di Futurama per percepirli direttamente, la scienza ci permette almeno di sapere cosa ci staremmo perdendo.

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