Uno studio mostra come i tardigradi possano aiutarci ad affrontare la sfida della sopravvivenza nello spazio.
Durante una conferenza sull’esplorazione spaziale tenutasi in Texas, gli scienziati hanno presentato proposte interessanti per sopravvivere nello spazio. Uno studio, in particolare, mostra come i tardigradi potrebbero contribuire ad affrontare le sfide che ci attendono in futuro. È stato condotto da Isadora Arantes, ambasciatrice della NASA e candidata astronauta, e da Geancarlo Zanatta, professore associato presso l’Università Federale del Rio Grande do Sul. Ma cerchiamo di capire, innanzitutto, cosa sono questi benedetti tardigradi di cui ci sentite parlare spesso.
Cosa sono i tardigradi

Noti anche come “orsi d’acqua”, i tardigradi negli ultimi anni sono diventati oggetto di numerose ricerche. Questi estremofili sono rinomati per la loro eccezionale resistenza agli ambienti ostili, tra cui temperature che vanno da -271 °C a oltre 150 °C, pressioni superiori a 1.200 volte i livelli atmosferici, essiccazione e intense radiazioni. Queste caratteristiche li rendono fondamentali per la ricerca. Secondo Arantes e il Zanatta, le loro proteine potrebbero rivelarsi determinanti per lo studio della vita nell’Universo.
Cos’è questa proteina dei tardigradi
Questa proteina attenuerebbe i danni al DNA causati dall’esposizione alle radiazioni, formando uno scudo protettivo attorno al materiale genetico, riducendo le rotture del doppio filamento e preservando l’integrità genomica dell’organismo. Nel loro studio gli scienziati hanno condotto simulazioni della dinamica molecolare delle proteine Dsup utilizzando il software Gromacs. I risultati dimostrano come la proteina possa prevenire le mutazioni genetiche dissipando le radiazioni e riducendo al minimo le rotture del DNA.
Cosa dobbiamo aspettarci
“I risultati dimostrano che la resilienza dei tardigradi rispecchia le potenziali forme di vita in ambienti extraterrestri estremi, come Marte, Europa e Titano. Marte, con il suo ambiente ricco di radiazioni e la presenza sporadica di acqua liquida, e le lune ghiacciate Europa e Titano, con oceani sotterranei e condizioni criogeniche, sono i nostri punti di riferimento per comprendere la sopravvivenza degli estremofili nello spazio. Ad esempio, la stabilità delle proteine nell’oceano sotterraneo di Titano, esplorata in studi precedenti, suggerisce la plausibilità della vita in miscele acquose e di ammoniaca in condizioni criogeniche”, spiegano gli autori dello studio.
Per saperne di più:
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