Le nuove osservazioni del telescopio spaziale James Webb sull’ammasso stellare NGC 346 stanno facendo luce su come, quando e dove si sono formati i pianeti nell’universo primordiale.
Le recenti osservazioni del telescopio spaziale James Webb hanno aiutato gli astronomi a risolvere il mistero che riguarda la formazione dei primi pianeti dell’universo. La questione risale a più di 20 anni fa, quando un altro telescopio spaziale, Hubble, ha individuato il pianeta più antico conosciuto dell’universo, che si sarebbe formato prima di quanto ipotizzassero gli scienziati. Ma andiamo con ordine.
Le stelle si formano in grandi nubi di gas e polvere chiamate nubi molecolari. Il gas e la polvere si raccolgono in dischi attorno alle stelle e i pianeti, a loro volta, si formano proprio in questi dischi. Gli scienziati credevano che le prime stelle non avessero pianeti intorno perché mancavano elementi più pesanti, come carbonio e ferro, che vengono creati dalla fusione nucleare delle stelle e dalle esplosioni di supernova. Pensavano che questi elementi fossero fondamentali affinché i dischi di formazione planetaria esistessero abbastanza a lungo da permettere la formazione dei pianeti.
Cosa aveva scoperto Hubble

Nel 2003 Hubble ha scoperto un pianeta enorme in orbita attorno a un’antica stella nell’ammasso globulare M4, che si trova a circa 5.600 anni luce di distanza nella Via Lattea. Gli ammassi globulari sono estremamente vecchi e, pertanto, privi di elementi più pesanti. L’esopianeta ha circa 13 miliardi di anni, il che suggerisce che i pianeti potrebbero essersi formati prima di quanto pensassero gli scienziati. Ma gli astronomi non erano sicuri di come si fosse formato così presto nella storia dell’universo.
La conferma del James Webb
Nel 2023, il telescopio spaziale James Webb ha sfruttato la sensibilità e la risoluzione del suo spettrografo per osservare quella zona della nostra galassia nel vicino e medio infrarosso. Ebbene, ha confermato l’esistenza di dischi di formazione planetaria antichissimi in NGC 346. I risultati, pubblicati lo scorso 16 dicembre su The Astrophysical Journal, confermano il risultato di Hubble e suggeriscono che la mancanza di elementi più pesanti potrebbe rallentare la capacità della stella di disperdere il suo disco protoplanetario, dando ai pianeti più tempo per formarsi. Un’altra teoria è che la nube di gas iniziale da cui si forma la stella potrebbe essere più grande, con conseguente disco più massiccio e più longevo.
Per saperne di più:
- Leggi l’articolo originale su Live Science.
