Marte, 100.000 anni fa: canali identici a fiumi di fango terrestri, ma in pieno deserto ghiacciato. Mappe 3D sfidano i modelli climatici.
Marte è un pianeta pieno di cicatrici che assomigliano in modo impressionante a quelle della Terra. Quando vediamo immagini di canali sinuosi, il nostro cervello pensa subito all’acqua. Ma una nuova analisi di alcuni canali marziani ha creato un paradosso che sta mettendo in crisi i nostri modelli climatici. Le forme ci dicono “acqua”, ma il calendario marziano dice “impossibile”.
Il cratere Istok su Marte
Il mistero si concentra sui calanchi (gullies) nel cratere Istok. I ricercatori dell’Università di Utrecht hanno usato le immagini stereo della fotocamera HiRISE (a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter) per creare mappe 3D ad altissima risoluzione.
I risultati, sono netti. La morfologia di questi canali non è vaga: è “morfologicamente analoga” ai flussi di detriti (debris flows) terrestri. Non stiamo parlando di grandi fiumi, ma di veloci colate di fango e detriti saturi d’acqua. Sulla Terra, l’unico agente che crea queste forme è l’acqua liquida.

L’alibi di ghiaccio di Marte
E qui sorge il problema. Se questi canali fossero antichi di 3 miliardi di anni, tutto tornerebbe. Ma grazie alla datazione con elio-3 cosmogenico (che misura da quanto tempo una roccia è esposta ai raggi cosmici), sappiamo che sono incredibilmente giovani. Si sono formati tra 100.000 e 300.000 anni fa.
Questo, va detto, cambia tutto. In quell’epoca recente, Marte era un deserto gelido, molto simile a oggi. Le temperature erano bassissime e l’atmosfera così sottile che l’acqua liquida in superficie non poteva esistere stabilmente. Si sarebbe congelata o sarebbe evaporata all’istante.
Un mistero con due indiziati
Ci troviamo di fronte a un paradosso scientifico: la geologia “grida” acqua, la climatologia “grida” ghiaccio. Gli autori dello studio escludono che il colpevole sia il ghiaccio secco (CO₂), i cui processi creano forme diverse. Le ipotesi razionali rimangono due:
1. I modelli climatici sono incompleti: forse non stiamo tenendo conto delle oscillazioni dell’asse di Marte (l’obliquità). Ogni 120.000 anni circa, Marte “oscilla”, esponendo i poli a più sole. Questo potrebbe innescare brevi, ma intensi, episodi di fusione climatica.
2. L’acqua c’è, ma è nascosta: Sotto il cratere Istok, i radar della sonda MRO (strumento SHARAD) hanno già rilevato abbondante ghiaccio d’acqua sotterraneo.
È possibile che un impatto di meteorite o un’attività geotermica locale abbia fuso quel ghiaccio sotterraneo, creando improvvise e violente colate di fango. Non serve un oceano: basta una piccola quantità d’acqua per trasformare il suolo marziano in un fiume di detriti.
Marte ancora vivo nel suo silenzio
Questo enigma geologico ci ricorda che Marte non è del tutto un mondo morto, ma un pianeta ancora dinamico, capace di sorprenderci. Ogni nuovo dato sembra dire che il suo clima e la sua geologia abbiano avuto episodi recenti di attività, forse più frequenti di quanto pensassimo. Le colate del cratere Istok potrebbero essere i resti di brevi fasi di “risveglio” idrico, in cui il calore interno o variazioni dell’asse del pianeta hanno permesso all’acqua di scorrere, anche solo per pochi giorni. Per gli scienziati, capire come questo sia stato possibile significa avvicinarsi a una risposta più grande: quanto è stato davvero abitabile Marte nel suo passato recente? E se lo è stato una volta, potrebbe ancora esserlo, almeno in profondità?
Fonti:
- Utrecht University (2025). Mysterious gullies on Mars appear to have been dug.
- T. de Haas et al. (2024). Martian gullies in Istok crater are morphologically analogous to terrestrial debris‐flow fans. Nature Communications.
