Un team di astronomi ha scattato foto di oltre 40 singole stelle in una galassia così lontana che la sua luce risale a un’epoca in cui l’universo aveva solo la metà dell’età attuale.

Advertisement

Nuovo anno, nuovo traguardo: il telescopio spaziale James Webb ha fotografato 44 stelle singole in una lontana galassia. Pensate che è così distante che un tempo gli astronomi ritenevano impossibile identificare singole stelle al suo interno. Un po’ come se usassimo un binocolo per individuare i granelli di polvere all’interno dei crateri sulla Luna.

“Non avrei mai immaginato che Webb ne riuscisse a vedere così tante”, ha spiegato Rogier Windhorst, astronomo dell’Università dell’Arizona. La scoperta, fra l’altro, offre ai ricercatori l’opportunità di indagare anche sul misterioso comportamento della materia oscura. Lo studio è stato pubblicato il 6 gennaio sulla rivista Nature Astronomy.

I dettagli della scoperta

Abell 370, un ammasso di galassie situato a circa 4 miliardi di anni luce dalla Terra, presenta diversi archi di luce causati dalla lente gravitazionale: la luce proveniente da galassie distanti, dietro all’enorme ammasso di galassie, che si dirige verso la Terra viene letteralmente distorta attorno ad Abell 370 dalla sua enorme gravità. Crediti: NASA.

Le 44 stelle appena scoperte, il più grande insieme stellare mai osservato nello spazio profondo, appartengono a una galassia lontana la cui luce è stata deformata dall’effetto lente gravitazionale. La luce proveniente dalla galassia del Drago ha iniziato a viaggiare nello spazio circa 6,5 ​​miliardi di anni fa. Ovvero quando l’universo aveva circa la metà della sua età attuale. Analizzando i colori di ciascuna delle stelle appena scoperte all’interno del Drago, i ricercatori hanno dedotto si trattasse di supergiganti rosse nelle fasi finali della loro vita, come ad esempio Betelgeuse.

L’ammasso di galassie Abell 370

Il Drago è un mix di diverse immagini duplicate di una singola galassia a spirale che si trova sullo sfondo. Veri e propri “miraggi cosmici” dietro l’ammasso di galassie Abell 370. Quest’ultimo comprende diverse centinaia di galassie legate insieme dalla gravità a circa 4 miliardi di anni luce di distanza da noi, nella costellazione della Balena. Circa un centinaio di altre galassie lontane e appena percettibili agisce come una massiccia lente cosmica, ingrandendo e distorcendo la luce di queste galassie di sfondo e rendendole rilevabili con telescopi come il James Webb. Osservare questi archi di luce consente agli astronomi di studiare galassie lontane in modo molto più dettagliato di quanto fatto in precedenza.

Come sono riusciti gli astronomi a individuare le 44 singole stelle

Fengwu Sun, uno studioso post-dottorato e coautore dello studio, si è imbattuto nelle singole stelle mentre cercava una galassia all’interno dell’Arco del Drago. “Quando abbiamo elaborato i dati, ci siamo resi conto che c’erano quelli che sembravano essere molti punti stellari singoli”, ha spiegato. “È stata una scoperta emozionante perché è stata la prima volta che siamo riusciti a vedere così tante stelle singole così lontane”.

Anche il potente James Webb farebbe fatica a identificare un numero così elevato di stelle senza l’aiuto delle stelle all’interno di Abell 370, che si sono allineate brevemente con quelle della galassia sullo sfondo, ingrandendole ulteriormente.

Per saperne di più:

  • Leggi il comunicato del Centro di Astrofisica Harvard & Smithsonian.