Dopo l’Idra, la costellazione della Vergine è la più estesa del firmamento e presenta stelle molto luminose. Ad essa è stata sempre attribuita natura femminile

La costellazione della Vergine, in latino Virgo, è una costellazione dello Zodiaco. La sua posizione nel cielo è tra il Leone ad ovest e la Bilancia ad est; visibile da febbraio, verso est, bassa all’orizzonte, fino a luglio, verso ovest. Il periodo di migliore visibilità nel cielo dell’emisfero boreale è verso giugno. Alla costellazione è stata sempre attribuita natura femminile e in special modo le è stato associato il rapporto conflittuale fra fertilità e purezza. I popoli antichi, che conoscevano già questa grande costellazione, la associavano al periodo dei raccolti, della mietitura e della vendemmia. Da qui deriva il nome di alcune sue stelle come Spica e Vendemmiatriche.

La costellazione della Vergine. Credit: Stellarium

La mitologia della costellazione

Per questa costellazione le associazioni mitologiche sono state diverse e si sono sempre ricondotte a delle divinità come Demetra, Iside, Atene, Astrea, Tiche. La leggenda mitologica maggiormente conosciuta è quella che associa la costellazione della Vergine ad Astrea, la divinità vergine figlia di Zeus e della dea Temi. Questa divinità era considerata la dea della giustizia e questo è uno dei motivi per cui la sua collocazione nella volta celeste è in prossimità della costellazione della Bilancia, simbolo di equità e di giustizia. La leggenda racconta che Astrea amministrava la giustizia nel mondo in modo sapiente ed equilibrato, ma ad un certo punto fu costretta a ritirarsi nei cieli a causa del disgusto che le aveva provocato la razza umana che si comportava sempre peggio. 

Astrea

Secondo un’altra interpretazione, invece, la costellazione della Vergine è rappresentativa di un’altra divinità, Erigone, che dopo essere stata sedotta e abbandonata da Dionisio e dopo la morte del padre Icaro, decise di suicidarsi. Erigone dopo aver scoperto che suo padre era stato assassinato, ne cercò il corpo, sepolto dagli assassini sotto un albero. La ragazza per il dispiacere si impiccò a questo. Gli dèi impietositi la posarono allora in cielo tra le stelle. 

Altra associazione di questa costellazione è con la divinità Persefone. Questo abbinamento è dovuto al fatto che la costellazione è visibile prevalentemente nel periodo primaverile, quando questa divinità usciva dal mondo delle ombre. La leggenda racconta che Persefone preferiva rimanere nell’oscurità per preservare la sua bellezza e rimanere centro dell’universo utilizzando una bilancia cosmica.

la dea Persefone

Secondo molti astronomi le origini di questa costellazione dal punto di vista mitologico possono addirittura ricondursi alla civiltà degli Assiro-Babilonesi. Anche per questi popoli alla costellazione era associata una figura femminile che assicurava fertilità e purezza. Nello specifico la cultura babilonese associava la costellazione della Vergine alla dea Astarte, divinità antesignana di Eostre, una dea che identificava sia la fertilità che la primavera, periodo durante il quale la costellazione assicura la sua migliore visibilità. Per gli Egizi era la dea Iside, ma anche Spica, la spiga di grano che la dea portava con sé, della quale perse i chicchi mentre fuggiva da un mostro, Tifone. I chicchi si dispersero e, depositandosi in cielo, germogliarono nelle stelle che vediamo ogni notte. 

Spica, la stella guida della costellazione. Credit: Palomar Observatory

Curiosità sulla costellazione

All’interno della costellazione della Vergine sono presenti stelle molto luminose. Dopo l’Idra, è la costellazione più estesa del firmamento con i suoi quasi 1300 gradi quadrati di estensione. La sua collocazione è in una regione remota sulla scia della Via Lattea e ciò comporta che al suo interno è possibile vedere diverse galassie. Recentemente è stata anche scoperta una corrente stellare derivante probabilmente da una vecchia galassia che è stata inglobata dalla stessa via Lattea. La sua stella più importante e luminosa, Spica, è facilmente localizzabile seguendo il timone del Grande Carro e proseguendo su di esso in direzione di Arturo.

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