Un gruppo di scienziati vuole sfruttare le missioni Artemis verso la Luna per comprendere meglio la storia della nostra stella

Il Sole è la stella al centro del nostro sistema solare. Attorno a lei i pianeti orbitano e da lei i pianeti sono illuminati e riscaldati. da ben 4,5 miliardi di anni. Ma non sono “solo” queste le interazioni che abbiamo con il centro del nostro sistema solare: dal sole ci arriva anche il vento solare, ovvero una serie di particelle ad alta energia che raggiungono i corpi celesti del sistema solare. Queste interazioni non sono state costanti nel tempo, ma si sono modificate al variare dell’attività del sole. Di conseguenza le interazioni avvenute tra le particelle e la superficie dei vari pianeti rappresenterebbero un’ “impronta storica” dell’attività del Sole nel tempo. Ma quale pianeta scegliere per studiare questi preziosissimi reperti? La risposta non è facile: attività planetarie superficiali come eruzioni vulcaniche, movimenti tettonici ed erosioni del suolo vanno a rovinare irrimediabilmente questa impronta e ne rendono impossibile lo studio. Ed ecco che entra in gioco la nostra Luna.

Eclissi di Sole grazie alla Luna
Eclissi. Credit: NASA

Il nostro Satellite: un’insospettabile alleato

Questo team di scienziati ha quindi indicato, in un articolo pubblicato su preprint journal arXiv, i corpi celesti che meglio hanno conservato queste impronte. Sarebbero i cosiddetti “pianeti morti”, ovvero corpi celesti su cui non sono mai state presenti attività superficiali rilevanti fin dalla loro nascita. Nell’elenco di questi pianeti risalta un nome vicino a noi: esatto, la luna! Il nostro satellite avrebbe tutte le carte in regola: ha solo avuto un breve periodo inziale di attività superficiali e di impatti con asteroidi e comete. Ma, secondo l’articolo, questi eventi cosi contenuti nel tempo potrebbero essere addirittura vantaggiosi. I primi potrebbero aver preservato delle porzioni di superficie da ulteriori interazioni con le particelle solari mentre. I secondi invece potrebbero facilitare l’analisi in profondità della superficie. Insomma, potremmo essere davanti a un vero e proprio tesoro storico della nostra stella. Tesoro che potrà essere raggiunto con le missioni Artemis.

Immagine di copertina credit NASA/Joel Kowsky

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