Ritrae il cratere Tycho ed ha una risoluzione senza precedenti: circa 1,4 miliardi di Pixel. È l’immagine più dettagliata di un cratere lunare della storia dell’astronomia.

Qualcuno l’ha già definita come la foto più dettagliata di una cratere lunare, nella storia dell’astronomia. Si tratta di una collaborazione fra due osservatori (il Green Bank e il National Radio Astronomy Observatory) della National Science Foundation e il Raytheon Intelligence & Space. Raffigura il cratere Tycho, un’area di 200 km per 175 km, che misura 86 km di diametro. Con una risoluzione di circa 1,4 miliardi di pixel, si tratta della più grande immagine mai pubblicata di un cratere lunare. Ma come è stato possibile arrivare a fotografare questi dettagli? Presto detto.

Il cratere Tycho. Credit: NRAO/GBO/Raytheon/NSF/AUI

La foto del cratere Tycho

Il Gbt, il radiotelescopio orientabile più grande del mondo, ha a disposizione, dalla fine del 2020, una nuova tecnologia sviluppata da Raytheon Intelligence & Space e Gbo, che gli consente di trasmettere un segnale radar nello spazio. Attraverso il Gbt e le antenne del Very Long Baseline Array, gli scienziati hanno condotto diversi test, che si sono concentrati sulla superficie della Luna ed in particolare sul cratere Tycho e sui siti di atterraggio delle missioni Apollo.

Ma come si traduce questo segnale radar in immagini che possiamo vedere? In pratica ci si avvale di un processo chiamato Synthetic Aperture Radar, o più semplicemente Sar. Mentre ogni impulso viene trasmesso dal Gbt, viene riflesso dal bersaglio che si vuole fotografare (in questo caso la superficie lunare), che viene ricevuto e memorizzato. Gli impulsi memorizzati vengono poi confrontati tra loro e analizzati per produrne un’immagine.

Immagine in movimento: un problema? No, una risorsa

Il trasmettitore, il soggetto e i ricevitori sono tutti in costante movimento, mentre ci muoviamo nello spazio. Questo movimento non rende più difficile le cose, anzi: produce dati ancor più importanti, perché provoca lievi differenze tra ogni impulso radar. Queste piccole differenze vengono poi esaminate e utilizzate per calcolare una risoluzione dell’immagine superiore a quella che sarebbe stata possibile in precedenza, con le osservazioni da fermo. Il tutto richiede molte ore di calcolo, ma fino a dieci anni fa ci sarebbero voluti mesi per ottenere immagini di questo tipo.

Non c’è dubbio che un sistema di osservazione come questo aprirebbe una nuova finestra nell’universo, permettendoci di vedere i pianeti e gli oggetti celesti più vicini a noi in un modo completamente nuovo.

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