Il telescopio James Webb ha individuato la stessa misteriosa firma chimica sulla superficie di Plutone e Titano: due mondi lontanissimi che nascondono un enigma comune.

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Due mondi agli estremi opposti del Sistema Solare hanno regalato agli astronomi un enigma che nessuno si aspettava. Si tratta di Titano, la luna di Saturno ricoperta da una crosta di ghiaccio d’acqua, laghi di metano ed etano liquidi e un’atmosfera avvolta nella foschia, e di Plutone, il gelido pianeta nano situato quattro volte più lontano dal Sole rispetto a Saturno, la cui superficie è modellata da vulcani di ghiaccio.

Un segnale che non corrisponde a nulla di noto

Entrambi i corpi celesti sono ricchi di azoto e idrocarburi, ed entrambi possiedono atmosfere in cui la luce solare innesca reazioni chimiche capaci di generare foschia. Ora, grazie al telescopio spaziale James Webb, è stata individuata su entrambi una firma chimica mai osservata prima. Un gruppo di ricerca guidato dall’astronomo Bruno Bézard, del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica (CNRS), ha provato a individuare i possibili responsabili del segnale, con implicazioni importanti per comprendere come si sviluppi la chimica organica complessa su corpi planetari molto diversi dalla Terra. Lo studio è stato accettato per la pubblicazione sulla rivista Astronomy & Astrophysics.

Titano, un laboratorio naturale di chimica prebiotica

Titano, scoperto nel 1655 da Christiaan Huygens, ha rivelato la sua atmosfera ricca di metano solo nel 1944. Da allora, la sonda Cassini è riuscita a scoprire laghi, dune, montagne e strutture tettoniche sulla sua superficie. Tuttavia, la composizione chimica del suolo è rimasta più difficile da studiare, nonostante sia considerato un ambiente quasi ideale per osservare le condizioni chimiche che precedono la comparsa della vita. Osservando la luna, gli scienziati hanno notato nello spettro infrarosso una banda di assorbimento che non corrisponde a nessuna sostanza conosciuta. Il fatto che il segnale sia comparso in modo indipendente in due strumenti diversi del JWST rende improbabile il fatto che si tratti di un errore tecnico.

La sorpresa: lo stesso segnale su Plutone da Titano

In un programma di osservazione separato, il JWST ha studiato anche Plutone, individuando la medesima impronta spettrale, addirittura più marcata rispetto a quella di Titano. La scoperta ha sorpreso i ricercatori: pur condividendo una chimica basata su azoto e metano, i due mondi differiscono enormemente per temperatura, pressione e geologia. Il segnale sembra provenire dalla superficie, non dall’atmosfera. Un’ipotesi avanzata è che si tratti di una sostanza nota che, mescolata ad altri composti o in una forma fisica diversa, assorbe la luce infrarossa a lunghezze d’onda leggermente differenti rispetto ai test di laboratorio.

Plutone

Un mistero condiviso dai mondi ghiacciati

Il fatto che la stessa firma compaia su due corpi così distanti suggerisce che non si tratti di una particolarità isolata, ma di un tratto chimico condiviso da tutti i mondi freddi, ricchi di azoto e metano. Future osservazioni potrebbero aiutare a restringere il campo delle ipotesi mappando il punto in cui il segnale appare sulla superficie di Titano. Quando la missione Dragonfly della NASA raggiungerà la luna, il suo spettrometro di massa potrebbe finalmente svelare l’identità di questa sostanza misteriosa.

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