Uno nuovo studio sostiene come lo sviluppo di vita primordiale su un pianeta potrebbero influenzarlo modificando il limite della sua zona abitabile.

Gli astronomi sono molto interessati alle zone abitabili delle stelle lontane, che è l’area di distanza dalle stesse in cui l’acqua liquida, e quindi potenzialmente la vita, può esistere su un pianeta in quella regione. Ma la vita stessa può in realtà modificare le caratteristiche di un pianeta. E alcune nuove ricerche hanno mostrato come il suo sviluppo possano ridefinire la stessa zona abitabile.

Una delle caratteristiche distintive della vita su un pianeta è la sua capacità di cambiare lo stato di equilibrio di un ecosistema. La Terra per esempio è nata con molto ossigeno nella sua atmosfera, ma quell’ossigeno è instabile. Avremmo dovuto perderlo molto tempo fa, e infatti l’abbiamo fatto. Ma la fotosintesi delle piante e delle alghe reintegra l’ossigeno nella nostra atmosfera, dandoci un nuovo stato ricco di ossigeno che altrimenti non avremmo avuto.

L’azione della vita

Rappresentazione artistica di Gliese 876 d, la prima super Terra scoperta attorno ad una stella di sequenza principale. Credit: Trent Schindler, National Science Foundation

Questo concetto si estende ad altre proprietà di un’atmosfera planetaria, come la sua temperatura e la sua pressione. In sostanza, la vita su un pianeta lavora per mantenere tutto in equilibrio e il più ospitale possibile. Una coppia di astronomi ha recentemente utilizzato questo concetto per estendere il concetto di zona abitabile a quella che chiamano la Zona Abitabile di Gaia, ovvero una fascia di abitabilità che viene modificata dalla vita stessa.

Il nuovo documento sostiene infatti che se la vita riesce a trovare anche un piccolissimo punto in cui svilupparsi su un pianeta, inizierà immediatamente a cambiare l’ecosistema per renderlo più favorevole.

Un pianeta che si trova appena fuori dalla tradizionale zona abitabile di una stella potrebbe comunque trovare un modo per dare inizio alla vita. Ed essa farà del suo meglio per rendere il pianeta un posto ideale, come aumentare la temperatura dell’atmosfera o aggiungere gas benefici all’atmosfera. Una volta che tale processo ha inizio, potrebbe estendere il confine della zona abitabile che pensiamo tradizionalmente, trasformandolo da un ecosistema marginalmente abitabile in uno perfetto.

In attesa di scoprire se ciò sia avvenuto realmente su qualche esopianeta, la ricerca evidenzia quanto fragile possa essere il concetto di zona abitabile. Dobbiamo essere aperti alle possibilità di trovare la vita al di là di una gamma ristretta e limitata di distanze attorno ad altre stelle. E persino i mondi precedentemente ritenuti inabitabili, potrebbero essere tutt’altro. Non ci resta che continuare a cercare per scoprirlo.

Riferimenti: Universe Today

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