Un colosso nato per la corsa alla Luna, il motore l’Aerojet AJ-260

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Nelle paludi della Florida, tra strade invase dalla vegetazione e ruderi arrugginiti, giace la memoria di un progetto straordinario: l’Aerojet AJ-260, il motore a propellente solido più potente mai costruito. Un colosso da oltre 2.700 tonnellate di spinta, concepito per spingere i razzi del programma Apollo, ma che non arrivò mai nello spazio.

Schema del motore a combustibile solido Aerojet AJ-260
Schema del motore a combustibile solido Aerojet AJ-260

L’idea dei giganti a combustibile solido

Negli anni ’60, mentre la corsa alla Luna si faceva sempre più serrata, gli Stati Uniti studiarono diverse soluzioni per i loro razzi giganti. Una delle strade era quella dei motori a combustibile solido: più semplici da realizzare, da trasportare e da immagazzinare rispetto ai motori a liquido, ma con grandi limiti in termini di controllo e rendimento.

Il risultato fu un progetto titanico: un cilindro alto 42 metri, dal diametro di 6,6 metri e dal peso di oltre 1.600 tonnellate a pieno carico. Un solo motore AJ-260 avrebbe avuto più spinta di tutti e cinque i F-1 che componevano il primo stadio del Saturn V.

L'impianto nelle Everglades della Florida ai tempi del suo allestimento
L’impianto nelle Everglades della Florida ai tempi del suo allestimento

I test nelle Everglades

Tra il 1965 e il 1967 furono condotti tre test nelle Everglades, in un centro costruito appositamente. Nei primi due, il motore sviluppò oltre 1.600 tonnellate di spinta per quasi due minuti di combustione, sollevando nubi acide e provocando onde sonore da oltre 139 decibel: un rombo assordante, percepibile a chilometri di distanza. La sua fiammata fu visibile fino a Miami.

Foto del test a fuoco dell'AJ-260, motore
Foto del test a fuoco dell’AJ-260

Nel terzo test, il più ambizioso, si raggiunsero le 2.700 tonnellate di spinta, ma l’ugello non resse lo stress. Si frantumò e i gas tossici finirono sulle coltivazioni vicine, distruggendo interi raccolti. La dimostrazione di forza si trasformò così in un fallimento. Per i vertici NASA, con in prima linea Wernher von Braun, la scelta fu chiara: affidarsi ai più affidabili motori a propellente liquido.

Spettacolare foto notturna del test a fuoco dell'AJ-260
Spettacolare foto notturna del test a fuoco dell’AJ-260

L’abbandono del progetto

Con la cancellazione del programma, l’impianto fu abbandonato. Le strutture arrugginite e i silos vuoti rimasero a lungo a testimoniare un sogno spezzato, fino a quando, nel 2013, le ultime vestigia furono demolite e il grande cilindro con la scritta AJ-260 venne sepolto sotto il cemento.

Il sito oggi, in completo abbandono
Il sito oggi, in completo abbandono

Eppure, il contributo del motore non fu inutile: i test fornirono dati preziosi per i futuri sistemi a combustibile solido, in particolare per lo sviluppo degli Space Shuttle Solid Rocket Boosters.

L'interno del "pozzo" dove fu installato il prototipo dell'AJ-260 motore
L’interno del “pozzo” dove fu installato il prototipo dell’AJ-260

Un’eredità nascosta

La storia dell’AJ-260 è un esempio emblematico di come la corsa allo spazio non sia stata fatta solo di successi, ma anche di progetti colossali destinati a restare ai margini. Progetti che, pur fallendo, hanno lasciato eredità tecniche importanti. Curiosamente, anni dopo, la stessa Aerojet sarebbe tornata protagonista con un altro motore “ibrido” tra mondi diversi: l’AJ-26, ottenuto adattando al mercato americano i motori sovietici NK-33, originariamente sviluppati per il razzo lunare N1. Un ponte inatteso tra rivali della Guerra Fredda, e un segno di come, nello spazio, le strade possano incrociarsi nei modi più sorprendenti.

(Fonte: ProKosmos.ru)