Aspettare un’eclissi non significa solo prepararsi ad uno spettacolo straordinario: gli studiosi sono pronti a trasformare questo fenomeno, ogni volta, in un “laboratorio” a cielo aperto, grazie al quale studiare interessantissimi fenomeni della natura.
Stiamo per assistere di nuovo ad uno dei fenomeni più affascinanti della piccola porzione di universo in cui abitiamo: un’eclissi di Sole, il fenomeno per cui la nostra stella appare oscurata dalla Luna. Questi eventi non sono soltanto estremamente suggestivi da osservare: il verificarsi di essi può diventare una vera e propria maratona, una corsa contro il tempo per misurare in tempo reale, nei pochi minuti a disposizione, gli effetti sul nostro mondo causati da quel Sole che, all’improvviso, “si spegne”.
La corona solare: un mistero quasi invisibile
Un fenomeno molto noto nelle eclissi solari totali è la possibilità di riuscire a vedere la corona solare: quella parte esterna dell’atmosfera del Sole che, nel momento in cui la Luna lo ha oscurato completamente, diventa visibile come un sottilissimo anello luminoso attorno all’oscurità del nostro satellite. Questa zona esterna e superficiale del Sole è molto difficile da vedere e dunque da studiare, poiché sempre “sovrastata” dalla forte luminosità del Sole stesso. Eppure, la corona solare è estremamente importante: da essa si ricavano molte informazioni su come il nostro Sole scambi energia con l’universo circostante. Il fatto che la Luna, di tanto in tanto, si frapponga tra noi e il Sole cambia completamente la situazione: se la corona solare diventa visibile, è possibile analizzarla per tutto il tempo per registrarne i cambiamenti. Già nella seconda metà dell’Ottocento la scienza riuscì a progredire straordinariamente in questo campo, grazie all’invenzione di strumenti che non erano propriamente scientifici: le prime macchine fotografiche. Grazie a quegli scatti ormai antichi, gli studiosi riuscirono a capire moltissime cose in più rispetto a quelle che si conoscevano allora sulla corona solare e sui flare, le enigmatiche espulsioni di materiale dal Sole delle quali, all’epoca, non si riusciva a comprendere la natura.

Quando le eclissi mettono alla prova le tecnologie
Il Sole interagisce costantemente con la Terra, e dunque anche con la nostra atmosfera. Durante un’eclissi, però, la Luna “blocca” questa interazione, seppur in una zona ristretta: questo ci permette di comprendere maggiormente come la nostra stella si interfacci con la ionosfera, una parte dell’atmosfera terrestre ricca di particelle ionizzate proprio dall’azione dei raggi del sole. Questa zona è estremamente importante perché rende possibili le tecnologie di comunicazione: ad esempio, influenza i segnali utilizzati per far funzionare i GPS. Un’eclissi di sole genera delle fluttuazioni trascurabili nei sistemi che utilizziamo quotidianamente, ma effetti percepibili in sistemi ad alta precisione. Studiare questi piccoli effetti permette agli studiosi di capire come funziona non soltanto il Sole, ma anche l’atmosfera che circonda la nostra Terra.

L’eclissi del 12 agosto 2026: cosa farà la NASA?
Per studiare questi effetti durante l’eclissi del 12 agosto, la NASA ha intenzione di intraprendere una corsa contro il tempo, “rincorrendo” l’eclissi con un jet ad alta quota e palloni aerostatici. Il jet, in particolare, permetterà di avere la possibilità di osservare la fase di totalità per più tempo possibile, grazie ad una corsa in volo a 740 chilometri orari. Il jet si occuperà di immortalare ripetutamente la corona solare, sia nel visibile che nell’infrarosso: l’obiettivo è scattare anche 20 immagini al secondo, per avere un quadro chiaro e completo di ogni cambiamento che interesserà la corona nel tempo a disposizione.

Un secondo progetto sostenuto dalla NASA è quello del Nationwide Eclipse Ballooning Project guidato da Angela Des Jardins della Montana State University: studenti universitari islandesi lanceranno palloni aerostatici su un intervallo di 26 ore per registrare gli effetti sull’atmosfera dovuti all’eclissi. Altri di questi palloni saranno invece lanciati da studenti spagnoli, con l’obiettivo di riprendere in volo l’ombra dell’eclissi con delle telecamere. Questi opereranno anche studi sui livelli di ozono: esso, per formarsi, ha infatti bisogno di luce solare.

Perché studiare le eclissi?
Esperimenti simili a quelli che la NASA è pronta ad operare per il 12 agosto si erano già svolti negli ultimi anni con altre eclissi, ma ogni evento astronomico è a sé; in più, anche condizioni come la stagione e le ore di luce diurna potrebbero portare a risultati diversi dai precedenti, arricchendo ulteriormente le nostre conoscenze. Le tecnologie a nostra disposizione sono sempre più precise, e proprio per questo in grado di rilevare anche i più piccoli cambiamenti in ciò che accade intorno a noi. L’eclissi sarà evidente: ci basterà alzare lo sguardo per assistere ad un evento epocale. Ma i suoi effetti, quelli sono ancora tutti da scoprire: dal funzionamento dell’atmosfera intorno a noi, fino a quello delle stelle. Le eclissi sono laboratori a cielo aperto sugli astri, tutti così distanti da noi da non poter essere studiati facilmente. Non resta che aspettare i risultati della NASA, insieme allo spettacolo che sta per verificarsi nel cielo.
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