Ogni anno si ripete la stessa confusione: per i meteorologi la stagione fredda è già iniziata, mentre il calendario ci dice di aspettare il solstizio. Non è un errore, ma una doppia necessità scientifica.
Se oggi avete sentito in TV che l’inverno è iniziato, non stavano sbagliando. I meteorologi utilizzano l’inverno meteorologico, che va dal 1° dicembre al 28 (o 29) febbraio. Dietro questa scelta, per molti strana e confusionaria, c’è un’esigenza. Dividere l’anno in trimestri fissi permette di calcolare le medie stagionali delle temperature in modo coerente.
Se le date di inizio e fine cambiassero ogni anno, diventerebbe un incubo confrontare i dati climatici del 2024 con quelli del 1950. Questa precisione serve a settori cruciali come l’agricoltura, per pianificare le semine, e al settore energetico, per stimare i picchi di richiesta di gas ed elettricità.

Ma perchè succede?
L’inverno astronomico, quello che attendiamo per Natale, dipende invece dalla meccanica celeste. Inizia con il solstizio d’inverno, il momento in cui l’asse terrestre è inclinato il più lontano possibile dal Sole nel nostro emisfero. Poiché l’orbita della Terra non è un cerchio perfetto ma un’ellisse, e il nostro pianeta subisce diverse perturbazioni gravitazionali, questa data non è fissa ma oscilla tra il 21 e il 22 dicembre.
È il giorno con meno ore di luce dell’anno, ma quasi mai il più freddo. Qui entra in gioco l’inerzia termica. Per capire il concetto bisogna immaginare la Terra come una pentola di zuppa appena tolta dal fuoco: continua a restare calda per un po’. Gli oceani e le terre emerse hanno accumulato calore durante l’estate e l’autunno e impiegano settimane per rilasciarlo completamente.
Ecco perché il picco del gelo arriva solitamente a gennaio o febbraio, molto dopo il solstizio. Quindi, se avete già tirato fuori il piumone, avete tecnicamente ragione: per l’atmosfera il freddo è già qui, anche se il Sole non ha ancora toccato il suo punto più basso.
