Il Sole non è una palla di fuoco silenziosa. È un mostro che urla. L’unica cosa che salva i nostri timpani dall’esplosione acustica è il vuoto che ci separa.

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Il cosmo non è silenzioso per natura, lo è per mancanza di mezzi. Siamo abituati a considerare lo spazio come un regno di pace eterna, ma questa è un’illusione dovuta all’assenza di atmosfera tra i pianeti. La nostra stella, il Sole, non brucia placidamente: la sua superficie è un tappeto ribollente di celle convettive, grandi come continenti, che si scontrano e sprofondano a velocità supersoniche. Se, per una sfortunata coincidenza fisica, lo spazio fosse riempito d’aria, la nostra esistenza sulla Terra sarebbe un inferno.

​Un’onda d’urto continua

Per comprendere l’entità di questa forza, dobbiamo guardare alla fonte. Facendo i calcoli a ritroso, per far arrivare un boato simile fino alla Terra, l’intensità sulla superficie solare deve aggirarsi intorno ai 180-190 decibel. Potrebbe sembrarvi solo “un po’ più forte” di un jet al momento del decollo (150 dB), ma la scala dei decibel è logaritmica: ogni 10 dB l’energia si moltiplica per dieci. Siamo al limite fisico della definizione di suono.

Sulla Terra, a 194 dB, l’aria non riesce più a trasmettere un suono “pulito”: le onde diventano così violente da creare il vuoto assoluto tra un picco e l’altro. Quello che avvolge il Sole, dunque, non è un rumore: è un’onda d’urto perenne. Non farebbe vibrare i vostri timpani: l’energia cinetica vi colpirebbe come un muro solido, distruggendo gli organi interni prima ancora che possiate sentirlo.

Il suono del Sole ottenuto dalla NASA grazie al processo di sonificazione.

Un boato da 100 Decibel

Provate a immaginare di vivere costantemente con una sirena della polizia accesa nel salotto di casa. Se le onde sonore potessero viaggiare nel vuoto per i 150 milioni di chilometri che ci separano dal Sole, sulla Terra arriverebbe un rumore costante stimato tra i 100 e i 125 decibel.

Non stiamo parlando di un ronzio di sottofondo (come la zanzara che ci rovina il sonno in estate), parliamo di un volume capace di impedire qualsiasi conversazione umana, di causare dolore fisico immediato e sordità permanente nel giro di poche ore.

Se lo spazio avesse aria, il Sole ci renderebbe sordi (anche da qui)
Un’immagine del sole con la Terra in scala sullo sfonfo. (Crediti: Nasa/Gsfc/Sdo)

​Il vuoto come scudo per il Sole

Ironia della sorte, dobbiamo la nostra capacità di ascoltare il canto degli uccelli o la voce di chi amiamo proprio a quel nulla cosmico che spesso ci spaventa. Il vuoto agisce come il più efficace isolante acustico dell’universo, “tagliando” il cavo del microfono a una stella che sta urlando furiosamente da 4 miliardi di anni. Noi nel frattempo, continuiamo a vivere e a godercelo, ignari del frastuono apocalittico che genera.

Per saperne di più: Gough, D. O. (1996). “Helioseismology”.