La Luna è caratterizzata da numerose “cicatrici”. Si tratta dei crateri da impatto, disseminati in lungo ed in largo sull’intera superficie

Tra i più importanti crateri da annoverare:

Copernico, dal diametro di 92 km, che presenta una raggiera di materiale piroclastico;

Il cratere Copernico. Credit: NASA/LRO

Tycho, il cui diametro è di 85 km e la cui raggiera si sviluppa attorno ad una sorta di caldera con un picco centrale e le cui pareti attorno mostrano dei terrazzi, indice di fenomeni franosi;

Il cratere Tycho fotografato dal Lunar Reconnaissance Orbiter (LRO). Credit: NASA

Eratostene, con un diametro di 60 km ed un’altezza di 3900 m, è privo di raggiera ed i suoi orli smussati sono interpretati come indice di vecchiaia.

Eratostene
Cratere Eratostene. Credit: David Campbell 

Ma quali sono le ipotesi avanzate sull’origine dei crateri lunari?

Gli scienziati ritengono che la maggior parte dei crateri abbia un’origine meteoritica (teoria dell’origine esterna) e soltanto una residua parte invece sia da attribuire al vulcanismo (teoria dell’origine interna). A suffragare e corroborare quest’ultima ipotesi sarebbe l’esistenza di caldere come quella del succitato Tycho, contraddistinte da materiale piroclastico. Tuttavia, tra le obiezioni che si possono sollevare, confrontando gli ipotetici vulcani lunari con quelli terrestri, c’è quella secondo cui mentre i vulcani sulla Terra sono distribuiti su “fasce preferenziali”, in genere sui margini delle zolle litosferiche (ed il vulcanismo è una conseguenza del loro moto), i crateri lunari sono dislocati in maniera “disordinata”.

La Luna
La Luna

A favore della teoria dell’origine esterna, ci sarebbero la distribuzione casuale dei crateri ed altresì la somiglianza di alcuni di essi con il Meteor Crater presente in Arizona (dalle dimensioni più esigue).

Il Meteor Crater in Arizona, USA.
Il Meteor Crater in Arizona, USA. Credit: D. Roddy, U.S. Geological Survey

Gli astroblemi, vale a dire i crateri da impatto, sarebbero più estesi e profondi sulla Luna in quanto priva di atmosfera. Pertanto l’impatto con la superficie sarebbe stato più violento. Collegata alla tesi in questione si spiegherebbero anche le tectiti sulla Terra: l’impatto meteorico violentissimo sulla Luna avrebbe proiettato sulla Terra frammenti rocciosi fusi proprio a causa dell’impatto. Questi piccoli corpi vetrosi si rivengono sparpagliati sulla Terra (in Libia, in Australia, in America del Nord…).

Ma come era la Luna all’inizio della sua formazione?

Grazie all’analisi delle rocce lunari è stato possibile ricostruire gli stadi evolutivi che si sono succeduti via via. Ebbene il satellite terreste era ricoperto da materiale fuso che gradatamente si raffreddò fino a solidificarsi dando vita così alla crosta. Successivamente quest’ultima subì un importante e cospicuo bombardamento di meteoriti (nel giovane sistema solare vagava un numero elevato di corpi di grandezza assai considerevole che venivano attratti dalla forza gravitazionale dei pianeti). A questo link, ecco la teoria circa l’origine della Luna.

La Luna
La Luna piena. Credit: Francesco Cuccio
https://www.instagram.com/francesco_cuccio77/

L’effetto dell’impatto sulla giovane crosta da poco formatasi, previa solidificazione, furono i crateri. Gli asteroidi dalle dimensioni maggiori diedero vita con il loro violento impatto ad enormi bacini in cui effusero i magmi basaltici sottostanti (basamento basaltico). Poiché nelle regioni maggiormente soggette alla craterizzazione si evidenziano crateri sovrapposti, di cui i più piccoli sono i più giovani, gli scienziati suppongono che progressivamente sia diminuito il numero dei corpi meteoritici incidenti.

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