È il conto da pagare per lo sfruttamento sconsiderato del pianeta e gli effetti si vedono già oggi.

Ne parlavamo proprio la scorsa settimana: in questi giorni la popolazione mondiale ha raggiunto la cifra record di 8 miliardi di persone sul pianeta. Un numero enorme, se pensiamo che siamo aumentati di un altro miliardo in appena 11 anni. Questo è il risultato della graduale ma costante crescita della durata media della vita umana, nonché del progresso medico e tecnologico che ci sta permettendo di fronteggiare malattie e virus in passato letali. Il futuro, però, rimane molto incerto. Nel 2030, infatti, serviranno due pianeti come questo per permettere la naturale sopravvivenza di tutti.

Un bambino rovista nella spazzatura. Credit: unsplash

La strategia del pianeta per affrontare le sfide che ci attendono

Nei giorni scorsi, a Sharm el-Sheikh, ha avuto luogo la cosiddetta COP27, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici alla quale partecipano 195 Paesi di tutto il mondo. Ebbene, gli scenari che abbiamo di fronte non sono per niente rosei. Se consideriamo gli attuali livelli di consumo planetario, serviranno due Terre, nel 2030, per soddisfare il fabbisogno di tutta la popolazione mondiale.

Se continuiamo di questo passo, verso quello che il Segretario Generale dell’Onu ha definito “inferno climatico”, il rischio che manchino le risorse per tutti si fa sempre più concreto. A livello globale esiste già un piano orientato alla cosiddetta Planetary Health: sono i 17 obiettivi racchiusi nell’agenda 2030 che mirano alla costruzione e al mantenimento del nostro pianeta, in armonia con la salute, l’ambiente e il mondo animale con cui dovremo convivere.

Sarà ora compito dei governi mondiali investire nella scienza e nelle nuove tecnologie per tutelare in primis la nostra salute e in secondo luogo l’ambiente e il pianeta in cui viviamo. D’altronde non ce n’è un altro alla nostra portata, per quanto ne sappiamo, nell’universo.

Riferimenti: Repubblica

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