L’occhio del telescopio spaziale Hubble sulla spettacolare nebulosa planetaria NGC 6302

Possiamo osservare nella figura qui proposta, una nuova immagine della nebulosa planetaria bipolare NGC 6302, ottenuta dall’unione di esposizioni a più frequenze, dal vicino infrarosso al vicino ultravioletto, ottenute grazie al mitico telescopio spaziale Hubble. Nei quattro riquadri in bianco e nero, abbiamo le immagini della nebulosa in quattro singole bande di frequenza, che sono poi state unite per ottenere l’immagine grande colorata. In particolare, un notevole interesse e’ stato generato dalla linea del ferro-II, con una lunghezza d’onda di 1.64 micrometri, evidenziata in blu nell’immagine.

Immagine a piu’ frequenze della nebulosa planetaria NGC 6307, ottenuta tramite il telescopio spaziale Hubble. Credits: HST program GO15953 (Joel Kastner et al.)

Perche’ tanto interesse?

La linea del ferro II e’ spesso usata per ‘tracciare’ le onde d’urto nei venti stellari, con velocità superiori ai 100 Km/s che sono spesso trovati negli spettri dei nuclei galattici attivi, supernovae, e nebulose da stelle Wolf-Rayet, ma solo raramente nelle nebulose planetarie. L’immagine alla lunghezza d’onda del ferro-II indica quindi che dei venti insolitamente veloci, generati dalla stella centrale (una nana bianca molto calda, di circa 0.64 masse solari), sono presenti anche nelle zone molto interne della nebulosa, possibilmente con varie velocità, angoli e densità.

Nuovi risultati in arrivo

Un nuovo articolo, che presenterà tutti i dettagli e i risultati di questa ricerca, e’ in preparazione e verrà presto pubblicato. E’ possibile che tali onde d’urto siano il risultato delle fasi finali della vita della stella, che ci ha lasciato questa nebulosa planetaria con la sua nana bianca centrale in seguito alla sua morte. Appena prima di terminare la loro vita, le stelle di massa intermedia (in questo caso si trattava di una stella di circa 3 masse solari), perdono quasi meta’ della loro massa tramite dei fortissimi venti nell’arco di poco più di mille anni, generati da repentini ‘flash’ di reazioni nucleari nel loro interno, che bruciano l’elio a temperature superiori ai 200 milioni di gradi. Un simile flash può anche avvenire ‘post-mortem’, quando la nana bianca e’ in fase di formazione e quasi tutto l’inviluppo e’ stato espulso, in un evento molto energetico noto come ‘pulso termico tardivo‘ (‘very late thermal pulse’). In ogni caso, e’ fortemente probabile che tali risultati faranno ulteriore luce e aumenteranno significativamente la nostra conoscenza riguardo sia le ultime fasi di vita di queste stelle, che i meccanismi di formazione delle nebulose planetarie.

Fonti:

  • JoelKastner et al. 2020; ‘First Results from a Panchromatic WFC3 Imaging Study of the Young, Rapidly Evolving Planetary Nebulae NGC 7027 and NGC 6302’. American Astronomical Society meeting #235, id. 307.03. Bulletin of the American Astronomical Society, Vol. 52, No. 1.
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