Scopriamo la mitologia legata alla costellazione di Eridano e tutte le sue particolarità celesti

La costellazione di Eridano è una grande costellazione dell’emisfero australe, ben visibile nelle notti primaverili ed estive di questo emisfero. Nonostante le sue vastissime dimensioni, non sono presenti astri particolarmente luminosi: la sua caratteristica più notevole è un quadrilatero di stelle noto come “Chiave di volta”, posto nella parte occidentale, a nord-ovest della Corona Boreale. 

La costellazione di Eridano. Credit: Stellarium

La costellazione viene equiparata ad un vero e proprio fiume, la cui sorgente si individua con la stella Cursa, posta ai piedi di Orione. Fa parte delle 48 costellazioni elencate da Tolomeo ed è oggi una delle 88 costellazioni moderne. Si tratta di una costellazione che si estende specialmente in declinazione, partendo dall’equatore celeste e spingendosi a sud fino oltre l’orizzonte meridionale di gran parte delle regioni dell’emisfero boreale.

Eridano deriva dall’antico nome greco dato a un fiume mitologico legato alla morte di Fetonte, o di un suo figlio, che vi precipitò. Nell’antichità questo nome fu spesso identificato con dei fiumi reali, come il Rodano, l’Ebro, il Reno, o più spesso con il fiume Po. Esisteva anche un fiumicello in Attica che si chiamava Eridano. Anche presso gli Egizi ritroviamo questa costellazione, che però rappresenta, com’è logico, non il Po ma il Nilo. Esiodo elencò, però, il fiume Nilo ed Eridano in maniera separata nell’opera Teogonia

Eridano e il suo mito

Eridano nella mitologia è considerato un fiume che sfocia nell’oceano che andava a racchiudere le terre emerse conosciute nell’epoca antica. Il fiume Eridano è protagonista della storia di Fetonte, figlio di Apollo, il dio del Sole. Fetonte chiese al padre di attraversare il cielo utilizzando il suo carro. Apollo diede il suo permesso, sebbene riluttante, avvertendo il figlio dei pericoli che avrebbe potuto correre: infatti si raccomandò di non avvicinarsi troppo alla Terra poiché il calore del Sole l’avrebbe bruciato e inoltre gli intimò di seguire il percorso che lui aveva precedentemente tracciato.

La caduta di Fetonte di Pieter Paul Rubens

Fetonte così iniziò il suo viaggio all’alba. I cavalli, notando che mani diverse stavano guidando il carro, si lanciarono in avanti allontanandosi dal percorso, così il carro iniziò a sobbalzare, perdendo l’equilibrio. Fetonte, inesperto alla guida del carro, non riuscì a mantenere le redini e a controllare il percorso, e fu diretto verso nord, mentre le stelle del Grande Carro iniziarono a surriscaldarsi, svegliando il grande drago che iniziò a ringhiare. Fetonte terrorizzato, cominciò a tremare e vide la costellazione dello Scorpione con le tenaglie tese verso di lui e la coda pronta a colpire, in posizione irta. Lasciò le redini del carro, i cavalli andarono verso il basso e la Terra prese fuoco. Fetonte continuò ad essere trascinato dai cavalli. La leggenda narra che cadde in Libia e che in quel momento il paese diventò un deserto poiché i mari si prosciugarono e gli abitanti di quella terra diventarono di carnagione scura. Zeus a quel punto decise di abbattere Fetonte con una saetta, facendolo precipitare nel fiume Eridano, come se fosse una stella cadente. Gli Argonauti tempo dopo trovarono il suo corpo ancora bruciante.

La galassia NGC 1300, una delle più luminose della costellazione di Eridano. Credit: NASA/ESA

Il Sole estivo, nel cielo, si vede realmente cadere nell’Eridano quando le giornate si accorciano ed il suo potere comincia a segnare il passo, verso la metà di agosto. L’identificazione con il Po sembra la più probabile, com’è dimostrato anche dal racconto degli Argonauti che, entrandovi dall’Adriatico, lo risalgono fino al paese dei Celti. 

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