Vi sarete sicuramente imbattuti in commenti di persone “poco informate” sulla stagnola di sonde, rover e moduli spaziali. La realtà è ben diversa

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Se vi è capitato di vedere un Lunokhod in un museo, lo avrete notato nella sua elegante veste metallica smaltata, con antenne, strumenti e ruote ben visibili. Ma così non appariva sulla Luna. Durante le sue missioni, infatti, era completamente avvolto in spessi teli bianchi, simili a una coperta imbottita. Stesso discorso vale, amplificato ancora di più dalle balzane teorie del complotto lunare (altro che stagnola), per il rivestimento esterno del modulo lunare LEM: quella che a molti complottisti sembra “stagnola” è in realtà una tecnologia sofisticatissima: la schermatura termoisolante multistrato, detta in russo ЭВТИ (EVTI).

Il Lunokhod-1 prima del lancio, "imbottito" nel rivestimento termico protettivo EVTI. Credito: Roscosmos
Il Lunokhod-1 prima del lancio, “imbottito” nel rivestimento termico protettivo EVTI. Credito: Roscosmos

Perché serve un “piumone” nello spazio?

Nel vuoto cosmico non c’è aria che trasmetta il calore, quindi la temperatura di un oggetto dipende solo dall’esposizione al Sole. Può oscillare da -100 °C a +100 °C in pochi minuti, come accade alla Stazione Spaziale Internazionale durante ogni orbita. Senza protezione, sia l’elettronica che gli astronauti congelerebbero o si surriscalderebbero. Per mantenere una temperatura stabile, i tecnici usano rivestimenti capaci di respingere il calore in eccesso e trattenere quello interno. Il più efficace è proprio l’EVTI: un “copriletto spaziale” composto da decine di sottilissimi strati riflettenti separati da materiali isolanti. Ogni strato è formato da pellicole con micro-depositi di alluminio, rame o oro, capaci di riflettere i raggi infrarossi.

Un’EVTI con 40 strati pesa poco più di un chilo al metro quadro, ma può riflettere fino al 97% della radiazione solare. Per proteggere questi strati fragili durante il lancio, viene applicata una copertura esterna in tessuto resistente, spesso visibile in bianco, arancione, nero o dorato.

La sonda "Mars-96" prima del lancio avvolta nell'EVTI, stavolta di colore arancione. Credito: Roscosmos
La sonda “Mars-96” prima del lancio avvolta nell’EVTI, stavolta di colore arancione. Credito: Roscosmos

Dal “Luna-9” al “Lunokhod”: l’URSS pioniere dell’isolamento termico

Nei primi anni dell’esplorazione spaziale, l’URSS ricopriva i veicoli spaziali con vernici speciali o li lucidava a specchio. Ma con missioni sempre più ambiziose, fu chiaro che serviva qualcosa di meglio. Così, le sonde “Luna-9” e “Luna-13” furono tra le prime al mondo a usare rivestimenti tessili imbottiti. I celebri rover “Lunokhod-1” e “Lunokhod-2” (1970–1973) erano completamente avvolti in EVTI bianca, che smorzava gli sbalzi termici e dava loro un aspetto “gonfio”.

Anche le capsule Sojuz furono sempre lanciate con protezione termica: prima in teli verdi, poi marroni, con il modulo abitabile isolato già prima del lancio. Tuttavia, nelle esposizioni moderne spesso si mostrano “spogliate” per ragioni didattiche, generando l’errata percezione che fossero nude anche nello spazio.

La celebre immagine di Buzz Aldrin che scende la scaletta del LEM di Apollo-11, ripresa da Neil Armstron sulla superficie lunare. La"stagnola dorata" è Kapton. Credito: NASA
La celebre immagine di Buzz Aldrin che scende la scaletta del LEM di Apollo-11, ripresa da Neil Armstron sulla superficie lunare. La”stagnola dorata” è Kapton. Credito: NASA

Dall’altra parte dell’oceano: oro e Kapton

Negli USA, l’uso della schermatura multistrato si affermò con le missioni Apollo. Il modulo lunare era rivestito da una pellicola dorata, visibile anche nelle famose foto degli sbarchi: non era stagnola né oro puro, ma Kapton — un polimero giallastro ricoperto da uno strato sottilissimo di alluminio o rame. L’effetto finale è quello della celebre “coperta dorata” che molti scambiano per decorazione o — peggio — per una prova del falso allunaggio.

Oggi la maggior parte dei satelliti, anche europei e cinesi, utilizza lo stesso principio di isolamento multistrato. Sulla ISS, il rivestimento esterno serve anche a proteggere contro i micrometeoriti: spesso realizzato in Kevlar, come un vero giubbotto antiproiettile. Ma c’è di più: avete presente le coperte termoisolanti che si fanno indossare ai naufraghi? Ecco, sono fatte proprio di Kapton.

Un foglio di Kapton ed i suoi vari strati. Credito: NASA
Un foglio di Kapton ed i suoi vari strati. Credito: NASA

Conclusione: non è un vezzo estetico, è sopravvivenza

Quella che i teorici del complotto chiamano “stagnola” è in realtà una sofisticata barriera termica senza la quale nessuna missione potrebbe sopravvivere nello spazio. Che sia bianca come una coperta da montagna o dorata come una reliquia, la schermatura multistrato è un componente vitale per veicoli spaziali, rover, satelliti e stazioni orbitanti. È il motivo per cui, ancora oggi, sulla Luna i Lunokhod riposano avvolti nei loro soffici mantelli, pensati non per ingannare, ma per resistere all’universo.

Fonte: Prokosmos.ru, 5 agosto 2025