La Starship è rientrata con colorazione arancione: il merito è del suo scudo termico multistrato, ispirato al progetto sovietico Buran

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Guardando le immagini dell’ammaraggio di Starship, molti si sono chiesti: perché il veicolo appare di colore arancione?
La risposta è nascosta proprio nella sua protezione termica multistrato, una soluzione che SpaceX ha ripreso in parte dall’esperienza sovietica del programma Buran.

Ila Starship durante l'ammaraggio nel test IFT-10. Notare le piastrelle che si sono staccate evidenziate nei riquadri ed il colore arancione dovuto allo strato interno ablativo.
La Starship durante l’ammaraggio nel test IFT-10. Notare le piastrelle che si sono staccate evidenziate nei riquadri ed il colore arancione dovuto allo strato interno ablativo.

Quando le piastrelle non bastano

Durante il rientro atmosferico, la protezione primaria di Starship è costituita da piastrelle in ceramica nera, progettate per resistere a temperature estreme. Per il test della missione IFT-10, erano state rimosse intenzionalmente alcune piastrelle in zone critiche ed impostato un angolo di rientro molto critico proprio per stressare al massimo il sistema. Nonostante il punto di debolezza della struttura, posizionato all’interno del bordo inferiore dell’elevone posteriore destro, abbia causato, come nei test precedenti, un cedimento parziale della struttura di controllo aerodinamico, questo problema non si è rivelato critico. Inoltre molte altre piastrelle si sono staccate durante la fase di rientro. Eppure la Starship è arrivata intatta: com’è possibile?

La spiegazione sta nel fatto che sotto lo strato di piastrelle non c’è solo la struttura metallica, ma un secondo scudo di emergenza: uno strato termico ablativo che entra in azione quando la protezione principale viene compromessa. Questo è il motivo per cui il veicolo è apparso arancione: il materiale ablativo, consumandosi, ha lasciato la caratteristica colorazione.

Uno dei prototipi orbitali in scala del Buran: la BOR-4 che testarono lo scudo termico multistrato. Credito: Buran.ru
Uno dei prototipi orbitali in scala del Buran: la BOR-5 che testarono lo scudo termico multistrato. Credito: Buran.ru

L’eredità del Buran

Ne avevamo parlato anche nelle dirette dei precedenti test con le Starship Block-2: non si tratta di un’idea completamente nuova. Già negli anni ’80, il programma sovietico aveva affrontato il problema con il sistema di protezione del Buran e delle sue navette di test BOR-5. La loro protezione era concepita a più livelli: esternamente, piastrelle ceramiche bianche e nere in fibra di quarzo; tappetini flessibili di protezione a base di feltro organico; componenti in composito carbonio-carbonio nelle zone più critiche; sotto, una sottile pelle metallica in lega di alluminio e, come ultimo strato di emergenza, un sistema ablativo interno.
Un’ulteriore soluzione innovativa riguardava le ali: all’interno della loro struttura metallica era presente un materiale poroso impregnato d’acqua. In caso di surriscaldamento, l’evaporazione avrebbe fornito un raffreddamento supplementare.

Schema dello scudo multistrato del Buran. Credito: Buran.ru
Schema dello scudo multistrato del Buran. Credito: Buran.ru

Starship: un ponte tra passato e futuro

La filosofia di SpaceX per la Starship Block 2 segue lo stesso principio: meglio avere più di una “linea di difesa” contro il calore del rientro. Se le piastrelle non reggono, lo strato ablativo sottostante entra in azione, garantendo la sopravvivenza del veicolo. Così, il colore arancione che abbiamo visto è la prova che la ridondanza del sistema ha funzionato. Un concetto che unisce l’ingegneria sovietica degli anni ’80 con l’innovazione spaziale del XXI secolo.

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