Una proposta di ricerca italiana sugli effetti a lungo termine nello spazio, attraverso l’artemia salina, è stata portata sulla Stazione Spaziale Internazionale.
L’esplorazione spaziale è certamente affascinante, ma sopravvivere nello spazio è difficile. Il crescente interesse verso una presenza umana permanente oltre la Terra rafforza la necessità di comprendere come i sistemi biologici affrontino le sfide dello spazio nel lungo termine. I problemi di salute nei moduli spaziali possono derivare da stress lievi ma costanti, e possono diventare cronici o manifestarsi molto tempo dopo l’esposizione. Alcune condizioni sono potenzialmente ereditabili, con conseguenze sia per le colonie umane che per le loro colture/allevamenti. Sebbene studiare gli effetti a lungo termine dello spazio sia importante, vincoli pratici rendono difficile condurre ricerche a riguardo. Adesso una ricerca italiana è stata portata a bordo della Stazione Spaziale Internazionale che
L’utilizzo dell’artemia salina

Un progetto di ricerca dell’Istituto Vinciano per le Scienze, focalizzato sugli effetti genetici transgenerazionali dello spazio sull’artemia salina, ha preso parte ad una missione sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS), sotto la coordinazione dell’Università del Cile (UCHILE). Queste ricerche rientrano in una solida collaborazione col collega Esteban Araya Hermosilla. Collocata con un più ampio carico di rifornimento e ricerca per l’ISS, la missione è stata lanciata con successo da Cape Canaveral, in Florida.
Lo studio propone di utilizzare cisti secche e dormienti di un semplice crostaceo – l’artemia salina – per studiare le conseguenze a lungo termine di un viaggio spaziale. Oltre alla loro capacità di sopravvivere in uno stato quiescente, le artemie sono state scelte sulla base della loro resistenza e del loro breve tempo generazionale. I campioni riportati saranno sottoposti a analisi molecolari e coltivati per generazioni per valutare le conseguenze sulla progenie. Gli esemplari metabolicamente attivi subiranno anche estesi test tossicologici e di sviluppo.

Le cisti di artemia secche e quiescenti rimarranno sull’ISS per sei mesi. Al loro ritorno, saranno valutate le conseguenze genetiche ed epigenetiche a lungo termine del viaggio spaziale, mediante analisi omiche e istologiche. Lo studio si propone infatti di colmare una lacuna conoscitiva cruciale riguardo agli effetti dei voli spaziali sulla linea germinale – una priorità di indagine per una presenza stabile nello spazio, di persone ma anche di vegetali, animali e microorganismi che inevitabilmente li accompagneranno.
Per saperne di più
- Leggi l’articolo sullo studio dell’Università del Cile
- Visita il sito dell’Istituto Vinciano per le Scienze
