È un gigante gassoso delle dimensioni di Giove e con un’età di soli 5 milioni di anni: sta divorando materiale attorno a una stella neonata situata a circa 430 anni luce dalla Terra.

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Gli astronomi hanno scoperto un pianeta che sta divorando materiale attorno a una stella appena nata situata a circa 430 anni luce dalla Terra. Al pianeta è stato dato il nome di WISPIT 2b. Si stima sia un gigante gassoso delle dimensioni di Giove e con un’età di soli 5 milioni di anni. Se vi sembra vecchio, ricordate che il nostro sistema solare ha circa 4,6 miliardi di anni. L’esopianeta sta scavando un “canale” nel disco protoplanetario attorno alla sua giovane stella madre WISPIT 2. Un po’ come un Pac-Man cosmico che mangia materia. L’esopianeta è la prima scoperta confermata di un pianeta in un disco protoplanetario multi-anelli, che contiene molteplici spazi vuoti e canali, simile a un vinile.

Cosa sappiamo di WISPIT 2b

WISPIT 2b e il suo disco protoplanetario nella luce visibile. Crediti: ESO/RF van Capelleveen et al.

Ripreso con il Very Large Telescope (VLT) dal deserto di Atacama, WISPIT 2b è il secondo pianeta giovane confermato attorno a una stella simile a un giovane Sole. Ciò rende lo studio di WISPIT 2b e del suo disco protoplanetario, largo circa 380 volte la distanza tra la Terra e il Sole, il laboratorio ideale per studiare le interazioni tra pianeti e dischi e la successiva evoluzione di tali sistemi. “Scoprire questo pianeta è stata un’esperienza straordinaria: siamo stati incredibilmente fortunati”, ha spiegato Richelle van Capelleveen, a capo del team e ricercatrice dell’Università di Leida.

L’esopianeta “sta ancora raccogliendo materia”

Un altro team di ricercatori dell’Università dell’Arizona ha ripreso WISPIT 2b in luce ottica. Queste osservazioni hanno rivelato che WISPIT 2b sta ancora raccogliendo materia. “Catturare un’immagine di questi pianeti in formazione si è rivelato estremamente impegnativo e ci offre una reale possibilità di capire perché le migliaia di sistemi di esopianeti più antichi presenti nell’universo appaiano così diversi dal nostro sistema solare”, spiegano gli scienziati. “Molti dei nostri colleghi che studiano la formazione dei pianeti esamineranno attentamente questo sistema negli anni a venire”, concludono.

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