Nel 2006 gli astronomi trovarono nello spazio una nube di metanolo di 463 miliardi di chilometri di diametro, una scoperta che li ha aiutati a far luce sul modo in cui si formano le stelle giganti.

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Nel 2006 gli astronomi del Jodrell Bank Observatory scoprirono un gigantesco “ponte” di alcol metilico che si estendeva per circa 463 miliardi di chilometri, avvolto attorno a un cosiddetto “vivaio stellare”. Le osservazioni vennero effettuate con i radiotelescopi MERLIN del Regno Unito. Il team di ricerca aveva studiato un’area chiamata W3(OH), una regione della nostra galassia in cui le stelle si formano per il collasso gravitazionale di una nube di gas e polvere.

Le osservazioni avevano poi rivelato giganteschi filamenti di gas simili a fasci di luce. Il più grande di questi era lungo 463 miliardi di km. Le osservazioni mostrarono che l’intera nube di gas sembrava ruotare come un disco attorno a una stella centrale, in modo simile ai dischi di accrescimento in cui i pianeti si formano attorno a stelle giovani.

L’importanza della scoperta

L’emissione osservata in W3(OH) nel 1983 (a sinistra) e nel 1999 (a destra), sovrapposta alle osservazioni del 2006, in cui sono stati scoperti i filamenti di metanolo. Credito: JIVE.

Grazie proprio a quelle osservazioni, gli astronomi sono stati in grado di vedere questi “maser” al metanolo con una sensibilità molto più elevata. Hanno poi ottenuto per la prima volta un quadro completo di tutta la radiazione che circonda queste sorgenti. Nello studio, il team di ricerca ha esaminato il movimento della regione di formazione stellare W3(OH) in 3 dimensioni. Ha poi misurato temperatura, pressione, intensità e direzione dei campi magnetici del gas. Queste informazioni sono essenziali quando si testano le teorie su come le stelle nascono dal gas primordiale nei vivai stellari.

Che differenza c’è con l’alcol che noi tutti conosciamo

Non c’è dubbio che scoperte come questa ci abbiano aiutato, negli anni, a comprendere meglio la nascita delle stelle massicce. I molti tipi diversi di interazioni tra molecole nelle regioni di formazione stellare portano a emissioni in molte diverse lunghezze d’onda. Quello fu solo il primo pezzo di un puzzle che tutt’ora gli astronomi stanno ancora cercando di rivelare con precisione. A proposito: sebbene sia emozionante scoprire una nuvola di alcol larga quasi 463 miliardi di chilometri, sfortunatamente il metanolo, a differenza del suo cugino chimico etanolo, non è adatto al consumo umano!

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