Il 10 marzo 2026 l’Ispettorato Generale della NASA ha pubblicato un rapporto sui lander del programma Artemis. Dice che se qualcosa va storto sulla superficie della Luna, non c’è modo di salvare gli astronauti. Non era così nemmeno durante Apollo

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Il 10 marzo 2026, l’Ispettorato Generale della NASA ha pubblicato un rapporto sul programma Human Landing System, quello che dovrebbe portare astronauti sulla Luna nel 2028. Il rapporto riconosce che la gestione dei contratti con SpaceX e Blue Origin procede bene. Poi arriva al punto che conta: se un lander dovesse bloccarsi sulla superficie lunare o non riuscire ad agganciarsi al modulo Orion in orbita, la NASA non ha nessuna capacità di soccorrere l’equipaggio. Gli astronauti sarebbero persi.

Il confronto che fa più impressione

Durante il programma Apollo la probabilità di perdere l’equipaggio era stimata intorno a una su 10, scesa poi a una su 70 con lo Space Shuttle. Per Artemis, secondo le proiezioni attuali, è tra una su 30 e una su 40. Stiamo tornando sulla Luna con un margine di sicurezza peggiore di quello che avevamo all’epoca, con lander mai testati nelle condizioni reali in cui verranno usati.

Lo Starship HLS di SpaceX è alto 52 metri, l’equivalente di un edificio di quattordici piani. Il modulo lunare dell’Apollo era alto appena 7 metri. Per portare gli astronauti dalla cabina alla superficie lunare, Starship userà un ascensore esterno che scende di circa 35 metri. Quell’ascensore non sarà testato nella missione dimostrativa non equipaggiata prevista prima dell’allunaggio. Se si blocca sulla Luna, gli astronauti non hanno altro modo per scendere o per risalire a bordo. Il rapporto lo classifica dunque come un rischio prioritario aperto e non ancora risolto. E c’è di più: NASA e SpaceX sono ancora in disaccordo formale su se Starship soddisfi il requisito di controllo manuale del veicolo.

Tornare sulla Luna sembra essere più pericoloso di quanto la NASA ammetta
Rappresentazione artistica di un HLS sulla superficie lunare. Crediti: SpaceX

Quello che i test non testeranno

Le missioni dimostrative senza equipaggio di SpaceX e Blue Origin non includeranno i sistemi di supporto vitale e non testeranno il trasferimento completo di propellente in orbita, un’operazione mai tentata prima su questa scala. Starship HLS ha bisogno di tra 10 e 20 rifornimenti in orbita prima di poter raggiungere la Luna, ma non è mai stato fatto nemmeno una volta.

Il problema reale nel ritorno sulla Luna

Il rapporto è stato scritto prima che il nuovo amministratore Jared Isaacman annunciasse, il 27 febbraio 2026, una revisione completa del programma: Artemis III nel 2027 come test in orbita terrestre bassa con rendezvous tra Orion e i lander, Artemis IV come primo tentativo di allunaggio nel 2028, con SpaceX e Blue Origin in competizione su chi arriva pronto per primo.

Cinquant’anni fa la NASA aveva oltre 35.000 dipendenti, nel 2025 erano meno di 15.000. Il budget non è paragonabile a quello dell’epoca Apollo ma l’ambizione sì. Tornare sulla Luna è un obiettivo raggiungibile, il rapporto dell’Ispettorato dice però una cosa semplice: così come stanno le cose adesso, se qualcosa va storto sulla superficie lunare, non andiamo a riprendere nessuno. Non perderti il lancio di Artemis II, qui la nostra diretta.

Fonti: