Tanti misteri avvolgono il buco nero, chiamato Sagittarius A*, al centro della nostra Galassia . Questa collaborazione sicuramente aiuterà gli scienziati a risolvere tanti enigmi. Vediamo come

Il telescopio spaziale James Webb della NASA si unirà all’Event Horizon Telescope (EHT) per aiutare a comprendere e riprendere il buco nero al centro della Via Lattea. Gli astronomi utilizzeranno la potenza di imaging a infrarossi del James Webb Telescope per affrontare alcune delle sfide uniche e persistenti circa il buco nero della nostra Galassia, chiamato Sagittarius A* (Sgr A*).

Un enorme vortice vorticoso di gas caldo risplende di luce infrarossa, segnando la posizione approssimativa del buco nero supermassiccio nel cuore della nostra galassia, la Via Lattea
Un enorme vortice di gas caldo risplende di luce infrarossa, segnando la posizione approssimativa del buco nero supermassiccio nel cuore della nostra galassia, la Via Lattea. Credit: NASA, ESA, SSC, CXC, STScI

L’osservazione del 2017 e la nuova sfida

Nel 2017, EHT ha utilizzato la potenza di imaging combinata di otto strutture di radiotelescopi in tutto il pianeta per catturare la storica prima vista della regione immediatamente circostante un buco nero supermassiccio, nella galassia M87.  Sgr A* è più vicino ma più debole di quello di M87. I brillamenti sono dovuti alla temporanea ma intensa accelerazione delle particelle ad energie molto più elevate attorno ad esso, con corrispondente emissione di luce. Un enorme vantaggio nell’osservare Sgr A* con il James Webb sarà la capacità di acquisire dati in due lunghezze d’onda infrarosse simultaneamente e continuamente

Einstein continua ad aver ragione

I buchi neri, previsti da Albert Einstein come parte della sua teoria della relatività generale, sono in un certo senso l’opposto di ciò che implica il loro nome: piuttosto che un buco vuoto nello spazio, i buchi neri sono le regioni di materia più dense e compatte conosciute. Il campo gravitazionale di un buco nero è così forte da deformare il tessuto dello spazio intorno a se stesso, e nulla può sfuggirgli. Questo è il motivo per cui i buchi neri appaiono “neri”. Qualsiasi luce rilevata dai telescopi non proviene in realtà dal buco nero stesso, ma dall’area che lo circonda (l’orizzonte degli eventi). L’immagine EHT di M87 è stata la prima prova visiva diretta che la previsione del buco nero di Einstein era corretta. Nuove sfide ci attendono: non ci restare che metterci comodi e guardare al futuro!

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