Dall’Italia all’APOD della NASA: la fotografia di Aurelia Degli Esposti racconta un sorprendente incontro tra un arcobaleno rosso e i raggi anticrepuscolari

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Ci sono fenomeni del cielo che si cercano, si studiano e si attendono per anni. E poi ci sono quelli che arrivano senza preavviso, mentre siamo impegnati nelle occupazioni più ordinarie della giornata. È quello che è accaduto ad Aurelia Degli Esposti, a Presenzano, in provincia di Caserta. Al tramonto, mentre era intenta a stendere il bucato, qualcosa nel cielo ha attirato la sua attenzione. Davanti a lei, sopra il profilo delle montagne, un ventaglio di raggi luminosi e scuri sembrava aprirsi da un punto nascosto dietro i rilievi. All’interno di quel ventaglio compariva anche un insolito arcobaleno, dominato dalle tonalità del rosso. Aurelia ha fotografato la scena con il suo smartphone, senza immaginare che quell’istante sarebbe stato scelto per l’Astronomy Picture of the Day del 20 ottobre 2026, la celebre rubrica astronomica della NASA.

Arcobaleno e raggi anticrepuscolari. Credit: Aurelia Degli Espositi
La foto scelta dalla NASA oggi 20 ottobre 2026. Credit: Aurelia Degli Esposti

Un Sole che sembra trovarsi dove non è

A prima vista, la fotografia sembra mostrare un Sole nascosto dietro le montagne. Le bande luminose si allargano verso l’alto, proprio come accade quando i raggi solari filtrano attraverso le nuvole al tramonto. Ma c’è qualcosa che non torna. Davanti a quelle montagne compare un arcobaleno. E sappiamo che, per osservare un arcobaleno, dobbiamo avere il Sole alle nostre spalle. Dunque, il Sole non si trova dietro quelle montagne, ma dalla parte opposta rispetto alla direzione in cui Aurelia sta guardando. Il ventaglio che sembra nascere dall’orizzonte non è quindi formato da raggi provenienti da un Sole nascosto davanti all’osservatore. Si tratta di raggi anticrepuscolari, un fenomeno ottico atmosferico capace di ingannare la nostra percezione delle distanze e delle direzioni.

Raggi crepuscolari e anticrepuscolari: due prospettive della stessa luce

Siamo abituati a osservare i raggi crepuscolari, quei fasci luminosi che attraversano le aperture tra le nuvole e sembrano irradiarsi dal Sole, soprattutto quando è basso sull’orizzonte. Le nuvole intercettano parte della luce solare e proiettano lunghe regioni d’ombra nell’atmosfera. Tra queste zone scure, la luce diffusa dalle molecole dell’aria e dagli aerosol rende visibili i fasci illuminati.

Raggi anticrepuscolari
Raggi Crepuscolari ©M.G.Pace

Raggi crepuscolari: convergenza apparente verso il Sole.

Raggi anticrepuscolari

Raggi anticrepuscolari: convergenza apparente nella direzione opposta.

Questi fasci di luce e ombra sono sostanzialmente paralleli tra loro, ma la prospettiva li fa apparire convergenti, proprio come i binari di una ferrovia che sembrano incontrarsi in lontananza. Se guardiamo verso il Sole, osserviamo i raggi crepuscolari. Se invece ci voltiamo di 180 gradi, possiamo talvolta osservare il prolungamento degli stessi fasci attraverso il cielo: sono i raggi anticrepuscolari.

Raggi Crepuscolari su Pelmo ©M.G.Pace

È lo stesso principio prospettico che fa sembrare convergenti i binari sia guardando in una direzione sia voltandoci dalla parte opposta. Ed è proprio ciò che rende straordinaria la fotografia di Aurelia: i raggi sembrano indicare la posizione di un Sole che, in realtà, si trova alle spalle dell’osservatrice.

Arcobaleno

Il punto antisolare: il centro invisibile dell’arcobaleno

Ma dove sembrano incontrarsi quei raggi? In un punto preciso della volta celeste chiamato punto antisolare. È il punto situato esattamente nella direzione opposta al Sole rispetto all’osservatore. Se potessimo tracciare una linea immaginaria che parte dal Sole, attraversa la nostra posizione e prosegue oltre, questa incontrerebbe la sfera celeste proprio nel punto antisolare. Quando il Sole è prossimo al tramonto, il punto antisolare si trova vicino all’orizzonte opposto.

Direzione del punto antisolare

Quando invece il Sole è alto nel cielo, il punto antisolare si trova sotto l’orizzonte, nella direzione verso cui si proietta la nostra ombra. Questo punto, apparentemente invisibile, è fondamentale per comprendere numerosi fenomeni ottici atmosferici. È il punto verso cui sembrano convergere i raggi anticrepuscolari, ma è anche il centro geometrico dell’arcobaleno.

Arcobaleno
©M.G.Pace

Non è una coincidenza. L’arcobaleno primario appare a una distanza angolare di circa 42 gradi dal punto antisolare, grazie alla rifrazione e alla riflessione interna della luce solare nelle gocce d’acqua. Nella fotografia di Aurelia, dunque, il ventaglio dei raggi anticrepuscolari e l’arcobaleno condividono lo stesso riferimento geometrico, anche se nascono da processi ottici differenti.

Perché quell’arcobaleno è rosso?

Siamo abituati a immaginare l’arcobaleno come una successione di colori, dal rosso al violetto. Ma nella fotografia di Presenzano l’arco appare prevalentemente rosso. Anche questo particolare ci racconta qualcosa sull’ora in cui è stata realizzata l’immagine. Al tramonto, la luce del Sole deve attraversare uno spessore di atmosfera molto maggiore rispetto a quando il Sole è alto nel cielo. Durante questo lungo percorso, le molecole dell’aria diffondono più efficacemente le componenti della luce a lunghezza d’onda corta, soprattutto il blu e il violetto.

Arcobaleno rosso
Arcobaleno rosso ©M.G.Pace

Di conseguenza, la luce solare diretta che raggiunge le gocce di pioggia è già impoverita delle componenti blu e arricchita, in proporzione, di quelle rosse e arancioni. Le gocce continuano a rifrangere e riflettere la luce secondo i normali meccanismi di formazione dell’arcobaleno, ma la luce che ricevono non contiene più tutti i colori con la stessa intensità. Il risultato è un arcobaleno rosso, nel quale le tonalità più fredde possono diventare molto deboli o quasi scomparire. Non sono quindi le gocce d’acqua a selezionare soltanto il rosso: è la luce del Sole, già modificata dal suo lungo attraversamento dell’atmosfera, a determinare la colorazione dominante dell’arco.

Raggi anticrepuscolari e raggi dell’arcobaleno: fenomeni simili, ma non identici

La presenza dell’arcobaleno introduce un’altra interessante considerazione. Esiste infatti un fenomeno ottico chiamato rainbow spokes, letteralmente «raggi dell’arcobaleno», che può presentare una geometria molto simile a quella dei raggi anticrepuscolari.

Arcobaleno e raggi anticrepuscolari
Raggi dell’arcobaleno Modica (Rg) ©M.G.Pace

Come spiega l’esperto di ottica atmosferica Les Cowley nel suo sito Atmospheric Optics, entrambi i fenomeni possono essere associati alle ombre proiettate dalle nuvole, ma si distinguono per il modo in cui diventano visibili. Nei raggi anticrepuscolari, l’alternanza di bande luminose e scure è resa visibile dalla luce solare diffusa dalle molecole dell’aria e dagli aerosol presenti nell’atmosfera. Nei rainbow spokes, invece, le ombre delle nuvole interessano le gocce di pioggia che contribuiscono alla formazione dell’arcobaleno. Le gocce illuminate restituiscono luce all’osservatore attraverso la rifrazione e la riflessione interna, mentre quelle in ombra contribuiscono meno alla luminosità. Si producono così bande chiare e scure, particolarmente riconoscibili nella regione interna all’arco primario. La distinzione, quindi, non riguarda necessariamente la forma delle bande, che può essere pressoché identica, ma il meccanismo ottico che le rende visibili. Nella fotografia di Aurelia, la presenza delle gocce d’acqua è testimoniata dall’arcobaleno stesso. Questo rende plausibile che le ombre delle nuvole possano contribuire anche alla formazione dei rainbow spokes, sovrapponendosi ai raggi anticrepuscolari. Tuttavia, dalla sola fotografia non è possibile stabilire con certezza se entrambi i contributi siano effettivamente riconoscibili. La definizione di raggi anticrepuscolari adottata dalla NASA rimane quindi appropriata.

Due fotografie, lo stesso inganno prospettico

Questo fenomeno dei raggi anticrepuscolari mi è particolarmente familiare. Il 25 giugno 2026 anche una mia fotografia è stata scelta come APOD della NASA con il titolo Anticrepuscular Rays over Sicily.

L’immagine, realizzata sull’altopiano calcareo dei Monti Iblei, nella Sicilia sudorientale, mostrava raggi anticrepuscolari apparentemente convergenti verso est, mentre il Sole era appena tramontato a ovest. In quel caso, una nube ancora illuminata dal Sole intercettava parte della luce, generando lunghe alternanze di fasci luminosi e ombre che attraversavano il cielo. Anche lì la prospettiva faceva sembrare che i raggi nascessero da un punto sull’orizzonte opposto al Sole. È bello ritrovare oggi lo stesso fenomeno nella fotografia di Aurelia, arricchito dalla presenza di un arcobaleno rosso. Due luoghi italiani, due osservazioni diverse e la stessa sorprendente geometria della luce.

La meraviglia non ha età

Ma forse l’aspetto più bello di questa storia non riguarda soltanto la fisica. Da bambini, un arcobaleno è sufficiente a farci interrompere qualsiasi gioco. Lo indichiamo, chiamiamo qualcuno per mostrarlo, restiamo a guardarlo finché i colori non scompaiono. Crescendo impariamo a riconoscerne i colori, a comprenderne la formazione, a spiegare il ruolo della luce e delle gocce d’acqua. Eppure, quella meraviglia non dovrebbe abbandonarci. Può accompagnarci per tutta la vita, fino a un’età in cui non usciamo più sul balcone per giocare, ma magari soltanto per stendere o ritirare i panni. Ed è proprio allora che un arcobaleno può sorprenderci ancora. La fotografia di Aurelia ci ricorda che non servono necessariamente telescopi, strumenti sofisticati o lunghi viaggi per incontrare la bellezza del cielo. A volte bastano pochi istanti, uno sguardo rivolto nella direzione giusta e la curiosità di fermarsi a osservare. Perché la meraviglia non ha età. E il cielo continua a offrirci occasioni per stupirci, anche quando crediamo di conoscerlo già.