Inviare una sonda spaziale di dimensioni nanometriche nel cuore di un buco nero: la proposta di un astrofisico.

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Un astrofisico ha avanzato una proposta ambiziosa su come l’umanità potrebbe indagare la fisica estrema dei buchi neri: inviando un’astronave non più grande di una graffetta verso quello più vicino. Secondo il piano, la navicella spaziale, non più pesante di un grammo e spinta a un terzo della velocità della luce dai laser terrestri, dovrebbe raccogliere informazioni su una frattura spazio-temporale vicina entro il prossimo secolo. Pubblicato il 7 agosto sulla rivista iScience, il progetto elaborato dall’astrofisico Cosimo Bambi della Fudan University di Shanghai, in Cina, contiene molti ipotesi: la più importante è che si basa su una tecnologia che non esiste ancora e si basa sulla scoperta di un buco nero abbastanza vicino alla Terra (cosa che non è ancora avvenuta). Eppure Bambi insiste sul fatto che vale comunque la pena provarci.

Sarebbe fattibile?

Illustrazione artistica di un buco nero. Crediti: BoliviaInteligente/Unsplash.

I buchi neri nascono dal collasso di stelle giganti e crescono incessantemente divorando gas, polvere, stelle e altri buchi neri nelle galassie che formano stelle e che li contengono. Le fratture spazio-temporali sono regioni dello spazio in cui le equazioni della teoria generale della relatività di Einstein (che descrivono il funzionamento della gravità) si interrompono, rendendole interessanti obiettivi di studio per gli scienziati che cercano una teoria unificata della gravità e della fisica delle particelle.

Il buco nero più vicino alle Terra

Ma inviare una sonda spaziale verso un buco nero richiederebbe prima di tutto di trovarne uno abbastanza vicino a noi. Attualmente, il buco nero più vicino al nostro pianeta si trova a 1.500 anni luce di distanza, una distanza troppo grande perché l’umanità possa effettivamente inviare una sonda. In effetti, qualsiasi buco nero situato a oltre 50 anni luce di distanza renderebbe probabilmente impossibile la missione di Bambi, ma egli sottolinea le nuove tecniche di microlente gravitazionale che stanno rendendo possibile la scoperta di buchi neri più piccoli e vicini. Se ne venisse trovato uno più vicino, idealmente entro 25 anni luce da noi, potrebbe diventare un obiettivo concreto.

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