Gli astronomi del Caltech hanno individuato un oggetto che sembra sfidare le classificazioni standard: una stella massiccia che è esplosa prima come supernova e poi come kilonova, generando metalli pesanti e onde gravitazionali
Tutto è iniziato il 18 agosto 2025, quando i rilevatori LIGO e Virgo hanno captato un segnale di onde gravitazionali proveniente da una fusione in cui almeno uno degli oggetti aveva una massa insolitamente piccola, inferiore a quella del Sole. Poche ore dopo è stata individuata la controparte visiva: un bagliore rossastro a 1,3 miliardi di anni luce di distanza, inizialmente identico alla storica kilonova del 2017. L’evento ha giustamente spiazzato i ricercatori, dopo pochi giorni il segnale è diventato blu e luminoso, mostrando la firma chimica tipica di una supernova.
La teoria della doppia esplosione
Cosa è stato effettivamente osservato? Mansi Kasliwal del Caltech suggerisce che siamo di fronte a una “superkilonova“. Secondo questa ipotesi, una stella morente in rapida rotazione è esplosa, ma invece di lasciare un singolo resto si è frammentata creando due piccole stelle di neutroni “neonate”. Questi due oggetti, nati vicinissimi, si sono fusi quasi subito.
L’esplosione iniziale (supernova) ha creato una nube di detriti che ha parzialmente nascosto la successiva fusione (kilonova), spiegando il mix confuso di segnali. Se confermato, questo evento spiegherebbe come si formano le stelle di neutroni “sub-solari”, oggetti sì teorizzati, ma mai osservati prima d’ora.
A caccia di “stelle proibite”
La sfida ora è capire se si tratti di un caso unico. Mansi Kasliwal avverte che potremmo aver già osservato eventi simili in passato, scambiandoli erroneamente per comuni supernovae. La risposta definitiva arriverà dai futuri telescopi spaziali come il Nancy Roman e l’UVEX: solo trovando altri esempi potremo infatti confermare l’esistenza di queste stelle “proibite” che i modelli teorici adesso faticano a spiegare.
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