Il 25 agosto 1989 la sonda della NASA effettuò uno storico sorvolo di Nettuno, ultimo baluardo del suo lungo viaggio oltre i confini del sistema solare. Ripercorriamo insieme quei fantastici momenti.

Nonostante si chiamasse Voyager 2, la mitica sonda della NASA venne lanciata prima della sua gemella Voyager 1, il 20 agosto dell’ormai lontano 1977. Gli ingegneri della NASA avevano pensato proprio a tutto: con un “colpo di biliardo” gravitazionale, infatti, la sonda avrebbe potuto visitare tutti e quattro i pianeti giganti del sistema solare. Un evento, questo che accade solo ogni 200 anni.

Nettuno
Nettuno fotografato da Voyager 2. Credit: NASA

Per farlo la sonda sfruttò dapprima l’effetto di fionda gravitazionale con Giove e poi con quella di Saturno, che le permisero di accelerare e dirigersi verso Urano e Nettuno. Proprio del sorvolo di quest’ultimo vorremmo parlarvi oggi in questo articolo. Pensate che i segnali, da Nettuno, impiegavano quasi 4 ore per arrivare sulla Terra. Il vero problema, però, era la loro bassa intensità. Erano talmente fievoli, quando li ricevette la NASA, da essere 20 miliardi di volte meno potenti della batteria di un comune orologio.

Tra l’altro a quella distanza la luce del Sole era 33 volte inferiore a quella che arrivava su Giove: gli ingegneri dovettero tenere aperti gli obiettivi delle telecamere più a lungo in modo da raccogliere quanta più luce possibile e non scattare immagini troppo mosse. Ecco cosa vide la Voyager 2 quando arrivò nei pressi di Nettuno, dopo un viaggio di oltre 4 miliardi e mezzo di chilometri.

Nettuno
Le nuvole di Nettuno riprese dalla Voyager 2 a una distanza di 160mila km. Credit: NASA/JPL

Cosa sappiamo di Nettuno grazie alla Voyager 2

Il 25 agosto 1989 fu un gran giorno per la NASA. La sonda Voyager 2 passò a meno di 5.000 chilometri da Nettuno alla velocità di quasi 100mila km/h. La prima cosa che stupì gli scienziati fu che Nettuno riceve circa un novecentesimo della radiazione solare rispetto alla Terra. Eppure questo gigante irradia nello spazio tre volte l’energia che riceve dal Sole, segno che al suo interno possiede una sorgente interna di energia.

Si pensa che sia proprio questa energia a generare i potenti fenomeni atmosferici del pianeta. Una delle cose che sappiamo per certo è che Nettuno possiede i venti più potenti del sistema solare: quelli equatoriali possono arrivare anche a 2.000 chilometri orari, una velocità superiore a quella del più potente uragano terrestre. La sonda si accorse subito che Nettuno era percorso da una gigantesca tempesta ovale, alla latitudine di 22° Sud, che aveva una larghezza di 12.500 km (il diametro della Terra!). Gli scienziati la chiamarono Grande Macchia Scura e si ritiene fosse composta da nubi cirriformi di metano, ma quando Hubble provò a osservarla nel 1994 non ve n’era più traccia.

Voyager 2 misurò anche il periodo di rotazione di Nettuno (16 ore e 6,7 minuti) e scoprì che il suo asse è simile a quello di Urano, inclinato di 47° rispetto all’asse di rotazione. Non solo, perché si accorse che anche Nettuno possedeva anelli scuri che lo circondavano e che non erano semplici archi come ci si aspettava in precedenza. La sonda scoprì altresì 6 piccole lune che non erano visibili dalla Terra, sorvolando Tritone prima di dirigersi verso il confine ultimo del sistema solare.

Riferimenti:

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