Perché gli scienziati passano le notti a osservare 3I/ATLAS? L’oggetto interstellare, unico nel suo genere, pulsa di luce ogni 16 ore e potrebbe non essere un corpo unico, ma un insieme di detriti.

Advertisement

I team di astronomi di tutto il pianeta stanno monitorando 3I/ATLAS con osservazioni quasi in tempo reale, questo perché l’oggetto mostra variazioni rapide nella sua emissione di gas e polveri. Avvicinandosi al Sole, il calore sta attivando la sublimazione dei ghiacci sulla sua superficie, modificandone l’aspetto ora dopo ora.

Nelle ultime ore inoltre, la sua luminosità non è costante. I grafici mostrano un picco di luce che si ripete con precisione ogni 16 ore.Tecnicamente questa è la curva di luce data dalla rotazione dell’oggetto. Questo ritmo suggerisce che il corpo celeste abbia una forma molto allungata che riflette il Sole a intermittenza, come un faro che gira continuamente su se stesso.

Alla luce del fatto la cometa è ormai prossima ad abbandare il nostro Sistema Solare, i gruppi osservativi di tutto il mondo si stanno coordinando per mantenere una copertura strumentale continua, assicurandosi che nessun dettaglio vada perso.

Uno sciame, non un sasso?

Le immagini, hanno mostrato una strana “anti-coda” che punta verso il Sole e un bagliore a forma di goccia. Questi dati hanno spinto il fisico di Harvard Avi Loeb a proporre un’ipotesi: 3I/ATLAS potrebbe non essere un singolo blocco di roccia o ghiaccio. Secondo questa teoria, potremmo trovarci di fronte a uno “sciame“: un ammasso di detriti e sassi che viaggiano in formazione, tenuti insieme dalla gravità. Se fosse vero, il “battito” di 16 ore sarebbe il ritmo con cui questa nuvola di macerie si muove nel vuoto.

3I/Atlas ancora sotto osservazione: pulsa ogni 16 ore e per Avi Loeb potrebbe essere uno "sciame" di detriti.
Credit: Rolando Ligustri

Una finestra su mondi lontani

Che sia uno sciame o un monolite, una cosa è certa: non lo rivedremo mai più (e nel caso contrario qualcosa non tornerebbe), la sua traiettoria iperbolica indica infatti che non è legato al Sole. Dopo il passaggio ravvicinato alla Terra del 19 dicembre verrà proiettato nuovamente nello spazio profondo, diretto chissà dove.

La probabilità di poter osservare nuovamente un oggetto simile, è davvero bassa. Prima di 3I/Atlas infatti, avremmo dovuto, statistica dice, “incontrare” prima molti oggetti interstellari più piccoli (e sicuramente non con così tante caratteristiche sorprendenti). Questa sua natura crea un senso di urgenza incredibile, per questo gli occhi del mondo sono tutti puntati su esso: come ci piace ricordare, ogni ulteriore dato raccolto oggi è un campione irripetibile della composizione chimica di un altro sistema stellare, un dato che tra poche settimane sarà fuori dalla nostra portata per sempre. E la scienza non può farselo sfuggire.

Per saperne di più:

Immagine di copertina credit Michael Jäger / Gerald Rhemann