Le analisi spettrofotometriche rivelano una composizione mai vista. Un oggetto “vergine” e ricco di metalli che porta la firma chimica di un altro sistema solare
La cometa 3I/Atlas non è solo il terzo visitatore interstellare mai scoperto, ma dopo tutte le anomalie verificate fino ad oggi, è sempre più chiaro come sia un vero e proprio laboratorio da studiare. Negli ultimi giorni gli astronomi hanno utilizzato la spettrofotometria per analizzarla, tecnica che permette di scomporre la luce solare riflessa dall’oggetto e leggere le “bande di assorbimento“, dell’oggetto. Le sue impronte, per intenderci. I risultati sono ancora una volta sorprendenti.
La cometa mostra una chiara abbondanza di composti carboniosi mescolati a metalli. Questa combinazione è estremamente rara per le comete nate nel nostro sistema solare, che sono solitamente, come spesso c’è piaciuto definirle, “palle di neve sporca” fatte di ghiaccio e polvere silicatica, e suggerisce che 3I/Atlas si sia formata in un disco protoplanetario con una chimica molto diversa dalla nostra.

Una cometa invariata nel tempo
Un altro dettaglio fondamentale emerso dallo studio è la natura “pristina” dell’oggetto, questo significa che la cometa non è mai stata “cotta”, quindi a differenza degli asteroidi o delle comete che orbitano periodicamente vicino a una stella, subendo alterazioni termiche che ne modificano la superficie, 3I/Atlas ha viaggiato nel gelo dello spazio interstellare per tantissimo tempo, ma la sua superficie è ancora intatta, rendendola un vero e proprio campione della nube di gas e polveri da cui è nata la sua stella madre.
Un indizio per la vita nella galassia?
Questa scoperta ha ovviamente implicazioni importanti per la scienza. Trovare un oggetto ricco di carbonio e metalli che viaggia tra le stelle ci prova ancora una volta che i mattoni per la costruzione di pianeti rocciosi, e potenzialmente per la vita, non sono un’esclusiva del nostro Sistema Solare.
3I/Atlas dimostra che materiali complessi vengono scambiati costantemente tra diversi sistemi stellari. Studiarla ora, con telescopi e spettrografi ad alta precisione, a pochi giorni dal suo passaggio più vicino al pianeta (il 19 dicembre) equivale ad analizzare un pezzo di un’altra stella senza dover viaggiare anni luce per raggiungerla.
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