Il viaggio di 8 minuti dalla superficie del Sole è solo la fine del percorso. Un singolo fotone impiega decine di migliaia di anni per “fuggire” dal nucleo.

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Apri la finestra in una giornata serena e senti il calore del Sole: quel calore ha percorso 150 milioni di chilometri in 8 minuti e 20 secondi. Ma la storia di quel fotone, la particella di luce che ti ha colpito, è molto più lunga e complessa. È nata nel cuore del Sole decine di migliaia di anni fa e ha impiegato un’odissea di riassorbimenti e riemissioni prima di partire verso la Terra.

Il cuore denso del Sole

Per capire il perché, dobbiamo guardare dentro il Sole. Il Sole non è una lampadina vuota. È una palla di plasma incredibilmente densa. Nel suo nucleo, le temperature (15 milioni di gradi Celsius) e la pressione sono così estreme che gli atomi di idrogeno fondono, creando elio. Questo processo, la fusione nucleare, rilascia un’enorme energia sotto forma di fotoni gamma, particelle di luce pura. Ed è qui che inizia il loro viaggio infernale.

Il “cammino casuale” del fotone

Il fotone appena creato non viaggia dritto. Il nucleo solare è così denso che, dopo aver percorso un millimetro (o meno), il fotone si scontra con un elettrone o un atomo di plasma. Viene assorbito. Viene immediatamente ri-emesso, ma in una direzione completamente casuale. Fa un altro millimetro, sbatte, viene assorbito, ri-emesso. E così via, miliardi di miliardi di volte. Questo zig zag è noto in fisica come “cammino casuale” (random walk). Per percorrere i 700.000 chilometri dal nucleo alla superficie, il fotone deve superare questa “folla” densissima.

Perché la luce del Sole che ti scalda il viso è più vecchia della civiltà umana?
Crediti immagine: Goddard Space Flight Center della NASA/Genna Duberstein.

Un eco dell’era glaciale

​A causa di questo percorso tortuoso, le stime scientifiche indicano che un fotone impiega, in media, tra i 10.000 e i 170.000 anni per emergere dalla superficie solare. Solo da quel momento inizia il suo breve sprint di 8 minuti nello spazio vuoto verso la Terra. La luce che vedi ora è stata generata nel nucleo solare durante l’ultima Era Glaciale, molto prima che l’uomo inventasse l’agricoltura o costruisse le prime città.

L’importanza di questo “ritardo”

Questo ritardo non è solo una curiosità statistica. Funziona come un enorme “cuscinetto” termico per il pianeta. Se la fusione nel nucleo del Sole dovesse “singhiozzare” o subire piccole fluttuazioni, non ce ne accorgeremmo. Il processo di diffusione di migliaia di anni “media” queste variazioni, garantendo che l’energia che emerge dalla superficie sia incredibilmente stabile. È anche grazie a questo meccanismo di ritardo che la Terra riceve un flusso costante di luce, un fattore che ha permesso alla vita di evolversi in condizioni stabili.

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