La cometa interstellare doveva essere un oggetto “tranquillo”. Invece, le osservazioni recenti mostrano asimmetrie nella chioma e picchi di luce che i calcoli non avevano previsto.

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Per mesi, la cometa 3I/ATLAS è stata trattata come un “cliente ideale“: i modelli preliminari descrivevano un corpo compatto con un’attività prevedibile, poi sono arrivate nuove immagini e la realtà si è rivelata molto più disordinata.

​Il “grit cloud” e la geometria ingannevole

Le nuove osservazioni, ottenute integrando lunghe esposizioni per superare il basso segnale, non mostrano il punto pulito previsto. Al suo posto c’è una struttura asimmetrica, descritta da alcuni osservatori come una “nube di graniglia” (grit cloud) che si apre a ventaglio sul lato esposto al Sole. Ancora più evidente è il comportamento della luce: la curva di luminosità ha deviato a doppia cifra rispetto alle previsioni settimanali.

Perché i modelli non l’avevano previsto? La risposta sta in una trappola classica dell’astronomia: la geometria. Le prime immagini avevano un segnale debole (quando si applicano filtri per pulire il rumore, è facile creare forme che non esistono fisicamente), inoltre, l’angolo di fase è cambiato rapidamente. Piccole variazioni in questo angolo possono alterare la luminosità percepita, facendo sembrare “fisica” quella che è solo prospettiva.

3I/ATLAS sorprende gli astronomi: le nuove immagini contraddicono i modelli?
Prima immagine di 3I ATLAS. Crediti: Nasa, Esa, David Jewitt (Ucla)

La chimica: Non è solo acqua

I dati più recenti aggiungono un tassello fondamentale: la chimica. 3I/ATLAS non si comporta come una tipica cometa d’acqua. Le analisi indicano una chioma con una fortissima componente di anidride carbonica. Poiché la CO₂ sublima a temperature molto più basse dell’acqua, questo spiega perché la cometa mostri un’attività energetica anche quando è ancora lontana dal Sole: i meccanismi di sublimazione sono attivi molto prima del previsto.

​C’è poi il dato sulla polarizzazione. Studi recenti hanno rilevato una polarizzazione negativa estrema (-2,7% a 7° di fase). Questo suggerisce che la polvere della cometa non è standard: potremmo trovarci di fronte a granuli porosi o alterati da miliardi di anni di esposizione ai raggi cosmici galattici. Stiamo guardando una superficie “invecchiata” dalle radiazioni, non materiale fresco.

3I ATLAS ripresa dal James Webb. L’oggetto da analisi presenta il più alto rapporto Co₂/H₂O mai osservato in una cometa.

​La cometa si sta rompendo o sta solo ruotando?

L’asimmetria visiva e i nodi osservati lungo la coda hanno alimentato il dibattito: la cometa si sta frammentando? È un’ipotesi plausibile, ma non l’unica. Un getto attivo di gas e polvere, se orientato verso la Terra, può mimare perfettamente l’aspetto di un nucleo che si rompe.

Il vero problema è che non conosciamo ancora con precisione il periodo di rotazione del nucleo. Senza sapere come e quanto velocemente ruota 3I/ATLAS, è difficile modellare la geometria dei getti. Inoltre, le spinte non gravitazionali causate dal gas in uscita possono falsare i calcoli della traiettoria, facendo sembrare “sbagliato” un modello che necessita solo di aggiornamenti.

La cometa 3I/ATLAS sorprende gli astronomi: le nuove immagini contraddicono i modelli?
La telecamera HIRISE a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter ha catturato questa immagine il 2 ottobre. Le annotazioni mostrano la traiettoria della cometa interstellare insieme a una barra di scala. (NASA / JPL-Caltech / University of Arizona).

La scienza in tempo reale

Non c’è nessuna crisi, solo il normale processo di correzione della scienza. Siamo nella fase in cui i dati arrivano più velocemente delle interpretazioni, e ogni notte può cambiare lo scenario.

Per lasciarvi con una citazione di Leonard Cohen: “c’è una crepa in ogni cosa, ed è da lì che entra la luce“. Aspettando i nuovi dati dalle osservazioni dell’oggetto e il 19 dicembre (giorno in cui passerà nel punto più vicino alla Terra), si può dire che la scienza vive anche di questo: discrepanze, errori, dubbi, scoperte, crepe. Ed è proprio lì che riesce a vedere la luce.

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Immagine di copertina Credit Rolando Ligustri