Il passaggio di 3I/ATLAS nel raggio di Hill di Giove apre il dibattito su anomalie orbitali e possibile rilascio di sonde aliene secondo Avi Loeb.

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Il 16 marzo 2026 il Sistema Solare potrebbe diventare lo scenario di un evento senza precedenti o semplicemente confermarsi un teatro di coincidenze matematiche estreme. L’attenzione degli astronomi, come ormai da mesi, è tutta per 3I/ATLAS. La traiettoria di questo oggetto interstellare, che da quando è stato osservato la prima volta continua a stupire il mondo, lo porterà a sfiorare Giove. È però la precisione quasi chirurgica del suo passaggio ad aver allertato scienziati come Avi Loeb. Secondo le sue analisi non siamo di fronte a un sasso errante qualunque ma a un corpo che si muove come se avesse un piano ben preciso.

​3I/ATLAS e l'orbita sospetta su Giove: coincidenza o "strategia aliena"?
Avi Loeb è un fisico teorico che lavora su astrofisica e cosmologia. È stato il presidente più longevo del Dipartimento di Astronomia di Harvard, direttore fondatore della Black Hole Initiative di Harvard e direttore dell’Institute for Theory and Computation.

​Il mistero del Raggio di Hill

Il cuore della questione risiede nella geometria orbitale. I calcoli del Jet Propulsion Laboratory della NASA stimano che 3I/ATLAS transiterà a una distanza minima di 53,445 milioni di chilometri da Giove. Loeb fa notare che questo valore è quasi identico al limite del “Raggio di Hill” del pianeta calcolato in 53,502 milioni di chilometri.

Per chi non lo sapesse, si tratta di una zona critica nello spazio profondo. Entrare in questa regione significa penetrare l’area nota come “sfera di influenza gravitazionale” dove la forza di Giove domina su quella del Sole. Per lo scienziato di Harvard questa posizione rappresenta il punto ideale per “parcheggiare carichi” con un consumo di carburante minimo.

​3I/ATLAS e l'orbita sospetta su Giove: coincidenza o "strategia aliena"?
La sonda spaziale Juno della NASA ha ripreso la Grande Macchia Rossa di Giove il 12 febbraio 2019. (Crediti: NASA/JPL-Caltech/SwRI/MSSS)

Giove come faro galattico

Perché una civiltà più avanzata della nostra dovrebbe puntare a un gigante gassoso e ignorare la Terra? Loeb risponde con una logica interessante sul nostro ego planetario. Giove è massiccio e visibile da miliardi di anni. Al contrario la specie umana è arrivata “tardi alla festa”, presentandosi solo pochi milioni di anni fa.

Giove per la sua massa e visibilità sarebbe un obiettivo logico per sonde lanciate da civiltà avanzate molto più di quanto lo sia la Terra. L’ipotesi, non confermata e attualmente speculativa, è che l’oggetto stia usando questo passaggio per seminare piccole sonde o dispositivi di sorveglianza nell’orbita gioviana.

Manovre correttive e scetticismo NASA su 3I/ATLAS

A rendere il tutto più intrigante c’è il comportamento dell’oggetto. Loeb ha calcolato che 3I/ATLAS potrebbe aver eseguito una correzione di rotta vicino al perielio sfruttando l’accelerazione non gravitazionale precedentemente analizzata. Senza quella spinta specifica l’oggetto avrebbe mancato il bordo della Sfera di Hill. Se fosse tecnologia aliena questa spinta deriverebbe da propulsori artificiali.

Tuttavia bisogna restare lucidi. La NASA continua a classificare ufficialmente l’oggetto come una cometa. Lo stesso Loeb ammette che tra tutte le anomalie riscontrate questa teoria della “ricognizione militare” resta la meno probabile nella lista delle spiegazioni possibili. La verità potrebbe arrivare solo se sonde come Juno dovessero rilevare nuovi satelliti artificiali non umani attorno al gigante.

​3I/ATLAS e l'orbita sospetta su Giove: coincidenza o "strategia aliena"?
Juno, selezionata nel 2005, è la seconda missione del programma New Frontiers della NASA e ha come obiettivo l’osservazione di Giove.  (Crediti: Agenzia Spaziale Italiana)

​Il coraggio di indagare

Al di là delle suggestioni resta il valore di un’opportunità irripetibile. Che si tratti di tecnologia avanzata o di una bizzarra chimica cometaria, 3I/ATLAS ci sfida a tenere gli occhi aperti. In fondo, come suggerisce Loeb stesso, la vera scienza non consiste nel confermare ciò che già sappiamo ma nell’avere il coraggio di indagare le eccezioni senza pregiudizi, ovunque esse ci portino, Senza la “paura” di riuscire a guardare oltre il nostro naso (o la nostra chimica).

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