Per vent’anni i cosmologi non riuscivano a trovare metà degli atomi previsti dal Big Bang. Il telescopio XMM-Newton li ha finalmente trovati.

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​Per comprendere l’importanza della scoperta, il problema non riguardava la materia oscura, come da titolo si può erroneamente subito pensare, ma la materia “ordinaria” (i barioni), ovvero i mattoni fondamentali di stelle, pianeti e gas. Secondo le stime dal Big Bang, questa materia dovrebbe rappresentare e circa il 5% della densità totale dell’Universo.

Sommando però la massa di tutte le galassie e di tutte le stelle osservabili, gli scienziati riuscivano a giustificare solo la metà di questa percentuale. Insomma, è una di quelle questioni di cui gli astronomi parlano con un mezzo sorriso: abbiamo sempre saputo che dovesse esserci, senza riuscire ancora a vederla.

L’ipotesi principale fino ad ora, era che i barioni mancanti non fossero spariti, ma che invece si trovassero in uno stato difficile da rilevare: nubi di gas molto diffuse e calde nello spazio tra le galassie.

La tecnica della retroilluminazione

Per verificare questa teoria, è stato utilizzato il telescopio spaziale a raggi X XMM-Newton dell’ESA. Invece di cercare direttamente l’emissione del gas, hanno sfruttato un quasar molto distante, ovvero H 1821+643, come sorgente di retroilluminazione. È un po’ come puntare una torcia dietro un vetro appannato: non vedi la torcia, ma capisci che c’è vedendone la luce.

​Mentre la luce del quasar viaggiava verso la Terra, ha attraversato il mezzo intergalattico. Gli astronomi hanno quindi analizzato lo spettro a raggi X cercando specifiche righe di assorbimento causate dall’ossigeno ionizzato.

Abbiamo finalmente trovato la materia mancante dell'Universo?
Il filamento è costituito da gas intergalattico caldo (in giallo), un tipo di “materia ordinaria” che si è rivelata molto difficile da trovare per gli astronomi. (Crediti: European Space Agency)

La conferma del WHIM

​Le osservazioni mettono finalmente a fuoco il WHIM, il gas ionizzato che si trova sparso negli spazi fra una galassia e l’altra. È una materia che spesso risulta sfuggente, perchè è troppo rarefatta per emettere luce visibile e si è fatta scoprire solo perché sporca lo spettro dei raggi X che la attraversano, intercettando la luce di sorgenti lontane. Il mistero dei barioni mancanti, insomma, si risolve qui: i calcoli teorici non sbagliavano, ci mancava semplicemente la tecnologia giusta per vedere ciò che non riuscivamo a trovare.

Abbiamo finalmente trovato la materia mancante dell'Universo?
L’immagine ai raggi X mostra il filamento di gas caldo (in viola) che unisce gli ammassi di galassie: è la prova visiva della materia mancante. (Crediti: European Space Agency)

Una questione di densità

Tutto ruota attorno alla densità: parliamo di sei atomi per metro cubo. Sulla Terra lo chiameremmo “vuoto spinto”, ma nell’immensità del cosmo basta a far quadrare i conti. La firma spettrale dell’ossigeno conferma che la materia si concentra proprio lungo le strutture che tengono insieme l’Universo su larga scala, gli stessi filamenti che collegano gruppi e ammassi di galassie. Il Modello Standard ne esce quindi nuovamente rafforzato: non c’erano errori nella teoria del Big Bang, per fortuna. Ora che il mistero è risolto, la palla andrà all’osservatorio a raggi X Athena, che avrà il compito di trasformare questa prima conferma in una mappa tridimensionale completa dell’Universo.

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