Secondo l’ultimo rapporto del programma Copernicus dell’Unione Europea, il 2024 sarà l’anno più caldo mai registrato: superata la soglia critica di 1,5°C.

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Il 2024 si conferma l’anno più caldo di sempre, segnando un nuovo record di temperatura media globale. Secondo il programma europeo Copernicus, che monitora il clima terrestre grazie a miliardi di rilevazioni provenienti da satelliti, navi, aerei e stazioni meteorologiche, le temperature di quest’anno supereranno il precedente record stabilito nel 2023. A soli due mesi dalla fine dell’anno, l’analisi dei dati rende “quasi matematicamente certo” che il 2024 sarà l’anno più caldo mai registrato. Inoltre, per la prima volta, la temperatura del pianeta ha superato di 1,5°C la media del periodo pre-industriale (1850-1900), una soglia che gli esperti considerano critica per evitare le conseguenze più devastanti dei cambiamenti climatici.

Il nuovo record e il fallimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi

Un grafico che evidenzia l’andamento annuale della temperatura globale rispetto al periodo pre-industriale (1850-1900). La stima per il 2024 è provvisoria e basata sui dati elaborati da gennaio a ottobre. Crediti: Copernicus.

Copernicus ha rilevato che nei primi dieci mesi del 2024 la temperatura globale media è stata di 0,71°C superiore alla media del periodo 1991-2020, la più alta mai registrata per questo intervallo temporale. Secondo le proiezioni, per non raggiungere il record, la temperatura media del resto del 2024 dovrebbe scendere in modo drastico, un’ipotesi ormai considerata quasi impossibile. Con questo dato, si allontana ulteriormente l’obiettivo dell’Accordo di Parigi del 2015, in cui le nazioni si erano impegnate a contenere il riscaldamento globale entro gli 1,5°C, o comunque ben al di sotto dei 2°C, entro il 2100. A meno di dieci anni dal summit di Parigi, l’obiettivo appare già compromesso. Secondo le stime, entro la fine del secolo la Terra potrebbe riscaldarsi di circa 3°C senza interventi drastici e immediati.

Trump e l’incertezza sulle politiche climatiche statunitensi

L’annuncio di Copernicus arriva poco dopo la recente elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, suscitando preoccupazioni sulla direzione delle politiche climatiche del Paese. Durante la sua precedente presidenza, Trump aveva espresso scetticismo sull’esistenza dei cambiamenti climatici, affermando che fossero “un’invenzione della Cina”. In campagna elettorale ha promesso di incrementare le estrazioni di petrolio, gas e carbone e ha suggerito la possibilità di ritirare gli Stati Uniti non solo dall’Accordo di Parigi, come fece nel 2016, ma anche dalla convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici. Questa prospettiva potrebbe ostacolare i negoziati internazionali e ridurre l’impegno globale nella lotta al riscaldamento.

Speranze e sfide in vista della Cop29 di Baku

Il report di Copernicus precede di pochi giorni la Cop29, la conferenza annuale dell’ONU sul clima che si terrà a Baku, in Azerbaigian. Al centro delle discussioni ci sarà la “finanza climatica” con l’obiettivo di destinare fondi ai Paesi in via di sviluppo per aiutarli a fronteggiare i cambiamenti climatici e a ridurre le emissioni. Tuttavia, il negoziato si preannuncia complesso: le divergenze internazionali, unite all’incertezza sul ruolo degli Stati Uniti, rendono difficile il raggiungimento di un accordo.

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