Se lo spazio può sembrare qualcosa di troppo lontano e troppo poco concreto su cui investire risorse, uno sguardo più approfondito sulla questione può portarci a scoprire le applicazioni derivanti dalla ricerca spaziale che stanno già portando benefici alla nostra salute

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È piuttosto comune l’idea che investire nella ricerca spaziale sia uno spreco di risorse, che ci siano molti altri dilemmi nel mondo di cui non ci si occupa abbastanza. Ma proviamo a guardare le cose da un’altra prospettiva: siamo così sicuri che quello che succede nello spazio non ci interessi, che non ci riguardi affatto? Nel nostro secolo la tecnologia progredisce a velocità mai osservate prima e, potrà sembrarci strano, molte delle innovazioni che stanno cambiando la nostra vita sulla Terra (e che cambieranno le vite dei nostri figli) sono nate proprio lassù, in quel puntino luminoso che sorvola le nostre teste anche quando non ci facciamo caso: la Stazione Spaziale Internazionale (ISS).

La medicina spaziale

La medicina spaziale nasce in risposta ai problemi di salute che gli astronauti possono riscontrare a causa della permanenza in microgravità, nonché come supporto ad eventuali necessità ed emergenze a bordo di veicoli spaziali. Uno dei problemi fondamentali che gli astronauti possono ritrovarsi ad affrontare è infatti proprio la difficoltà nel gestire un’emergenza medica: a chi fare riferimento, nell’eventualità di un grave problema fisico, se si è 400 chilometri da Terra senza una squadra specializzata? Certamente gli astronauti sono addestrati a gestire qualunque tipo di emergenza, ma se guardiamo al futuro ci rendiamo conto che alcune situazioni richiederebbero una presenza massiccia di personale e attrezzature sanitarie che non sempre è possibile avere a disposizione.

Innovazioni mediche dallo spazio

Già dalle prime missioni molte delle innovazioni nate a scopi astronautici, anche non strettamente medici, hanno migliorato notevolmente gli strumenti clinici e diagnostici che utilizziamo sulla Terra: basti pensare alle tecnologie utilizzate per TAC e risonanze magnetiche o agli studi sull’invecchiamento. Oggi però avanzano sempre più nuove metodologie che coinvolgono tecnologie all’avanguardia, dalla robotica all’intelligenza artificiale.

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Moduli di fisiologia europei (EPM) nel laboratorio Columbus a bordo della ISS (crediti: NASA)

Chirurgia robotica

Una ricerca dell’Università del Nebraska ha portato ad esempio, nel 2024, alla prima simulazione di un’operazione chirurgica sulla ISS. SpaceMira, lo strumento utilizzato nella procedura, consisteva in un robot avente caratteristiche specifiche per operare sui tessuti, capace di essere comandato a distanza da un team di chirurghi; l’operazione era prevedibilmente complessa, a causa della condizione di microgravità in cui il robot si trovava e, cosa molto importante, per l’inevitabile ritardo nella trasmissione del segnale dalla Terra alla ISS. Tuttavia, non sono così scontate le implicazioni che ricerche come questa possono avere anche sul nostro pianeta: avere a disposizione strumenti medici in grado di funzionare con il supporto di uno specialista a distanza, senza la necessità di operare in loco, è un enorme passo avanti per l’umanità, basti pensare al sostegno che strumenti come questi potrebbero fornire a comunità difficilmente raggiungibili da personale altamente specializzato.

stazione spaziale internazionale nello spazio
Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Crediti: NASA

L’IA: nemica o amica della medicina?

In ambito tecnologico la grande protagonista degli ultimi anni è tuttavia l’intelligenza artificiale: le sue possibili implicazioni nei più svariati ambiti professionali sono tuttora ampiamente dibattute, ma il supporto dell’IA, sempre mediato dalla revisione umana, sembra poter diventare significativo in un contesto come quello spaziale. Di recente un accordo tra la NASA e Google ha fornito la possibilità di usufruire di supporti IA nelle questioni mediche nelle quali non sia possibile ricevere un sostegno da Terra immediato, ad esempio per future missioni sulla Luna o su Marte: in questi casi infatti, il ritardo nelle comunicazioni non permetterebbe di ricevere diagnosi o indicazioni terapeutiche immediate. Il supporto artificiale, quindi, non sostituisce quello umano: diventa, tuttavia, un importantissimo sostengno in situazioni di emergenza, laddove le capacità e i tempi umani non arrivano. Un passaggio controverso, forse, ma che ci interessa molto da vicino: gli studi sull’IA si ripercuotono inevitabilmente su moltissimi campi della vita quotidiana attuale, indagando quali sono le reali possibilità nel suo utilizzo per migliorare il nostro benessere.

base su marte
Rappresentazione artistica di una possibile base per una missione su Marte (crediti: NASA/Clouds AO/SEArch)

Oltre la medicina

La ricerca spaziale, forse, ci pone quindi di fronte a molti interrogativi: siamo preparati al nostro futuro? E possiamo migliorare il nostro presente? La tecnologia, l’informatica, la medicina: davvero la soluzione è impiegare le sole risorse a disposizione rimanendo ancorati a terra? Lo spazio ci insegna che ampliare i nostri orizzonti non amplia soltanto la nostra conoscenza, ma ci arricchisce proprio laddove, senza la continua ricerca, non ci saremmo aspettati. Avere a disposizione l’esperienza fisica e mentale di chi ha partecipato alle missioni spaziali significa aggiungere certamente elementi in più a quello che sappiamo sul funzionamento biologico del nostro corpo e della nostra mente, specie in condizioni di isolamento sociale prolungato; ma anche innovare, creare, trovare soluzioni alternative che forse senza lo spazio non ci avrebbero raggiunti. Forse allora, in fondo, guardare lontano non è affatto un limite, ma uno dei più grandi modi che abbiamo per fornire una marcia in più a quello che già conosciamo.

Fonti: