Simulazioni a computer hanno ricostruito la storia di Haumea, lo strano pianeta nano della fascia di Kuiper.

Il dibattito sul declassamento di Plutone a pianeta nano continua a far discutere gli scienziati. La principale motivazione infatti risiede nel fatto che se Plutone è un pianeta, allora ci sono molti altri corpi là fuori nel sistema solare che dovrebbero essere considerati nello stesso modo. Uno di questi è Haumea, una piccola roccia inesplorata nella fascia di Kuiper che è uno degli oggetti di grandi dimensioni più strani trovati sino ad oggi. Haumea ha un raggio di 620 km e impiega 285 anni per completare un orbita intorno al Sole.
Un team della NASA ha proposto nuova idea su come sia formato.

Dato che Haumea è così lontano, non ci sono molti dati precisi su di esso. Una sonda non l’ha mai visitata ed è troppo piccola e distante per essere misurata correttamente da un telescopio terrestre. Quindi i ricercatori interessati si sono rivolti allo strumento preferito della maggior parte degli astrofisici: i modelli informatici.

I risultati delle simulazioni

Haumea e le sue lune riprese da Hubble nel 2003. Credits: Hubble Space Telescope/Michael E. Brown

I modelli informatici hanno bisogno di input per fare previsioni, tuttavia, e ci sono alcune cose bizzarre che sappiamo già su Haumea. Uno è la velocità con cui ruota: un giorno dura solo quattro ore sulla sua superficie, molto più breve del giorno di qualsiasi oggetto di dimensioni simili nel sistema solare. Inoltre è allungato, più simile a un pallone da football americano piuttosto che la forma sferica che assume la maggior parte dei corpi di quelle dimensioni.

Attorno ad esso si trovano inoltre degli oggetti simili a sfere di ghiaccio d’acqua che galleggiano in un’orbita attorno ad Haumea come se fossero minuscole lune. Come si è formato un simile sistema? Per trovare una risposta i ricercatori hanno dovuto guardare indietro nel tempo e, ovviamente, fare delle stime.

I risultati sono stati ottenuti in un processo in due fasi.

In primo luogo, Jessica Noviello, ricercatrice post-dottorato presso il Goddard Space Flight Center della NASA, ha sviluppato un modello che richiede solo tre input distinti: le dimensioni, la massa e la velocità di rotazione di Haumea. I risultati di quel primo modello, come la dimensione e la densità del nucleo del corpo, sono stati poi inseriti in un altro modello che è stato utilizzato come base per trovare un processo di creazione che riflettesse l’aspetto attuale di Haumea.

L’introduzione di piccole modifiche a quei parametri di input della simulazione finale ha prodotto una serie di risultati che potrebbero essere confrontati con le misurazioni reali. Ma ha anche evidenziato alcuni eventi interessanti che probabilmente sono accaduti durante la formazione di Haumea.

La storia di Haumea

Un modello 3D di Haumea, un pianeta nano nella fascia di Kuiper. Credit: NASA

In primo luogo, il pianeta è stato probabilmente colpito da un oggetto enorme all’inizio della sua storia. Ma, mentre l’impatto ha spazzato via parti di Haumea, sarebbe stato stato troppo violento per formare i piccoli frammenti di ghiaccio che gli orbitano attorno.

La creazione delle sfere di ghiaccio è avvenuta in un secondo processo che ha richiesto molto più tempo, ma ha avuto un impatto altrettanto importante. La rapida rotazione ha fatto scivolare le rocce più dense verso il nucleo del pianeta nano. Essendo, come tutte le rocce, in parte radioattive, hanno iniziato a sciogliere il ghiaccio d’acqua che si stava formando sul guscio esterno di Haumea.

Parte di quell’acqua è poi scesa nel nucleo, creando una sostanza simile all’argilla, che la veloce forza centripeta ha poi fatto fuoriuscire creando la forma allungata che vediamo oggi. Proprio come un vasaio modella le forme dei suoi manufatti.

Inoltre, alcune delle sfere di ghiaccio hanno perso la presa sul corpo principale e si sono staccate andando a formare i corpi ghiacciati più piccoli che ruotano ancora nella stessa orbita del pianeta nano.

Questi risultati sono frutto di simulazioni a computer, ma hanno senso sia dal punto di vista logico che scientifico. Tuttavia, ci vorrà ancora un po’ prima di raccogliere dati più concreti su Haumea o sui suoi compagni della fascia di Kuiper. Fino ad allora, gli astrofisici dovranno accontentarsi di articoli come quello della dott.ssa Noviello e del suo team che è stato recentemente pubblicato sul Planetary Science Journal.

Riferimenti: Universe Today

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