Gli scienziati affermano che il telescopio James Webb della NASA è in grado di rilevare qualsiasi eventuale luce artificiale proveniente dall’esopianeta Proxima b

Alla fine del 2020 gli astronomi del progetto Breakthrough Listen hanno rilevato un allettante segnale radio proveniente dalla stella più vicina al Sole, Proxima Centauri. Per farlo hanno utilizzato il telescopio Parkes in Australia. Questo segnale ha dato il via ad uno studio per la ricerca di eventuali luci artificiali provenienti dall’esopianeta Proxima b, pianeta ospite proprio di Proxima Centauri. Vediamo cosa c’entra il James Webb.

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Una vicina stellare

Proxima Centauri è una nana rossa di classe M con una massa pari al 12% di quella del nostro Sole. Questa ”fredda” stella ospita un pianeta delle dimensioni della Terra, Proxima b che è l’attuale esopianeta a noi più vicino – si trova a circa 4,2 anni luce di distanza. Sebbene si trovi ad una distanza dalla propria stella 20 volte maggiore rispetto a quanto lo sia la Terra dal Sole, l’esopianeta orbita nella zona abitabile dove l’acqua liquida potrebbe consentire la chimica della vita sulla sua superficie. C’è solo un ”problema”, il pianeta si trova in rotazione sincrona con la Proxima Centauri. Questo significa che ha un lato perennemente esposto alla luce e l’altro sempre al buio. Il lato diurno sarebbe probabilmente inospitale a causa del flusso costante di intensa radiazione proveniente dalla stella madre. Tuttavia, il lato notturno potrebbe ospitare la vita.

Esopianeta Proxima b James Webb
Rappresentazione artistica di come potrebbe apparire Proxima Centauri b in superficie.
Credit: ESO / M. Kornmesser / UNIGE

La luce artificiale come firma tecnologica di una civiltà aliena

Gli astronomi suggeriscono che un’eventuale civiltà potrebbe utilizzare potenti specchi o luci a LED molto luminose per illuminare le proprie città. Inoltre potrebbero addirittura scegliere di trasferire calore ed elettricità dal lato caldo e illuminato del giorno al lato freddo della notte. Ed è qui che entra in gioco il nostro caro amico James Webb Space Telescope. Dal momento che è più grande e più sensibile di Hubble, ci permette di scrutare più lontano nello spazio. Questa sua capacità estenderebbe la ricerca di luci artificiali dalla fascia di Kuiper agli esopianeti come Proxima b. Se l’illuminazione artificiale del lato notturno di Proxima b raggiunge il 5% dell’illuminazione naturale del lato diurno, JWST potrebbe rilevare la luce artificiale con una certezza dell’85%. E se l’illuminazione artificiale dovesse raggiungere il 9%, la probabilità di rilevamento di James Webb sale al 95%. La ricerca di luci cittadine su pianeti abitabili può sembrare speculativa ma gli scienziati credono che valga la pena perseguirla come potenziale firma tecnologica.

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