Se nell’universo ci sono almeno 100 miliardi di galassie, contenenti ciascuna fino a 1000 miliardi di stelle, allora dove sono tutti?

Una delle domande che ci portiamo dietro dalla notte dei tempi è: siamo soli nell’universo? Poi c’è quello che sappiamo per certo, ovvero che nell’universo esistono almeno 100 miliardi di galassie, contenenti ciascuna fino a 1000 miliardi di stelle. Sulla base di questo, dovrebbero esserci trilioni e trilioni di pianeti, alcuni di questi potenzialmente abitabili. Ma allora, dove sono tutti quanti? Perché nessuno ci ha mai contattato, finora?

Siamo soli nell’universo? Credit: KELLEPICS (Pixabay)

Siamo soli nell’universo?

È qui che entra in gioco il cosiddetto “paradosso di Fermi”, l’apparente contraddizione tra la probabilità che la nostra non sia l’unica forma di vita intelligente nell’universo e la mancanza di contatti stabiliti con civiltà extraterrestri. Ma come arrivò Enrico Fermi a formulare questa contraddizione? Per capirlo, dobbiamo tornare per un attimo al 1950, quando il fisico italiano lavorava nei laboratori di Los Alamos, nel New Mexico. Ascoltando una conversazione che riguardava un avvistamento UFO riportato dalla stampa, Fermi esclamò: “Where is everybody?” (Dove sono tutti?)

Questa domanda è stata spesso utilizzata per mettere in dubbio l’equazione di Drake (di cui ci occuperemo più nel dettaglio in un prossimo articolo), formula matematica secondo la quale l’universo sarebbe ricco di galassie, stelle e pianeti. E quindi di civiltà avanzate in grado di comunicare con noi. Ne deriva che o le stime di Drake sono sbagliate, o (più probabilmente) la nostra osservazione dell’universo è ancora incompleta.

Le possibili soluzioni al paradosso di Fermi

La soluzione più semplice (ma che rischia di farci sentire estremamente soli) è che la probabilità che la vita si evolva spontaneamente nell’universo, fino a produrre una civiltà intelligente, sia molto bassa. L’alternativa è che la durata media di una forma di vita intelligente sia molto bassa (circa 10mila anni, secondo l’equazione di Drake). Le cause che sono alla base di un’estinzione o comunque della scomparsa di una forma di vita intelligente possono essere molteplici, sia naturali che culturali.

Un’altra risposta plausibile alla domanda di Enrico Fermi è che altre forme di vita intelligenti esistano, ma siano troppo lontane nello spazio e nel tempo, rispetto a noi, per contattarci. Ultima “papabile” soluzione al paradosso di Fermi la possibilità che queste civiltà extraterrestri esistano, ma che non vogliano in alcun modo comunicare, né farsi vedere. Più probabile, in tal senso, che la nostra tecnologia non sia ancora in grado di ricevere comunicazioni da una civiltà aliena.

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