Il Big Bang potrebbe essere un punto da cui il tempo scorre in due direzioni, creando un universo gemello: il Punto Giano
La fisica ha un problema con la direzione del tempo. Le equazioni fondamentali di Newton e Einstein sono simmetriche: funzionano perfettamente sia in avanti che all’indietro. Eppure, la nostra esperienza quotidiana è a senso unico. Le uova si rompono e non si ricompongono, noi invecchiamo e non ringiovaniamo e i regali si scartano ma non si incartano da soli. La spiegazione tradizionale si affida all’entropia (il disordine), affermando che l’universo sia nato in uno stato di ordine estremo e improbabile, ma questo scenario richiede condizioni iniziali davvero “speciali”. Julian Barbour, fisico di Oxford, propone quindi una soluzione con la teoria del Janus Point. Cerchiamo di capire cosa sia il Punto Giano.
Il Dio bifronte
Barbour suggerisce di smettere di guardare al Big Bang come all’inizio assoluto del tempo, un muro contro cui il passato va a schiantarsi. Dovremmo immaginarlo invece come il centro di una clessidra coricata, un punto di minima complessità e massimo caos: Barbour lo chiama “Punto Giano”, in onore del dio romano a due facce.
Da questo collo di bottiglia centrale, il tempo non scorre in una sola direzione, esplode invece in due direzioni opposte: da una parte fluisce il nostro tempo, verso il futuro che conosciamo e abitiamo, mentre dall’altra parte, simmetricamente, scorre un altro tempo verso un altro futuro. Sì, un po’ come in serie sci-fi come Dark o Loki, dove succede esattamente ciò.
Il fisico teorico e autore, Julian Barbour, ci parla del perché il tempo è un’illusione e di cosa significa per la meccanica quantistica dell’universo. (Crediti: Institute of Art and Ideas)
Due universi, una gravità
Conseguenza? Esisterebbe un universo che è “lo specchio” del nostro. Non necessariamente identico nei dettagli (non c’è un altro me che fa colazione al contrario… o che scrive questo articolo dalla sua conclusione), ma governato dalle stesse leggi. Per gli abitanti di quella realtà, il nostro Big Bang rappresenta il loro passato remoto, e, se potessimo osservarli, vedremmo che per loro noi stiamo vivendo all’indietro.
Non serve nessuna condizione speciale iniziale, perchè (sempre secondo la teoria) è la gravità a generare la storia. Man mano che la materia si espande e si addensa in galassie, la complessità del sistema aumenta, il tempo scorre naturalmente nella direzione in cui aumenta la complessità. Poiché la complessità cresce allontanandosi dal Big Bang in entrambi i versi, il tempo fluisce in due direzioni.
Per ora, la teoria non è stata dimostrata… ma se in un lontano futuro si rilevasse vera, vorrebbe dire che il nostro Universo (e noi) non è orfano di un’esplosione, ma la metà di una “coppia cosmica” destinata ad allontanarsi per sempre. Inquietante, vero?
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