Fra le teorie cospirative più diffuse, c’è quella secondo la quale sarebbe stato Kubrick a simulare l’allunaggio dell’Apollo 11. Ecco cosa c’è di vero in questa storia.

Delle missioni Apollo e del perché non siamo più tornati sulla Luna ne abbiamo già parlato in numerosi altri articoli. C’è però chi ancora sostiene che l’allunaggio sia stato girato sul set dal regista Stanley Kubrick. È una storia che capita di sentire ancora troppo spesso. Ma cosa c’entra Kubrick con l’Apollo 11 e perché avrebbe dovuto simulare l’arrivo dell’uomo sulla Luna? Cerchiamo di capirlo insieme.

Tutto ha inizio con il film “Shining” e con un documentario di circa 30 minuti che vi proponiamo qui sotto.

L’allunaggio è stata una gigantesca messa in scena?

Non c’è dubbio che Shining sia uno dei film più controversi della storia del cinema. Secondo la teoria del complotto lunare, il regista Stanley Kubrick sarebbe stato contattato dal governo americano, nel 1968 e dopo aver vinto l’Oscar per i migliori effetti speciali di “2001: Odissea nello spazio”, per realizzare un finto sbarco sulla Luna. A rafforzare questa tesi, i messaggi subliminali disseminati nell’altro film di Kubrick, “Shining” (1980), per svelare questa gigantesca messa in scena di cui non poteva parlare. Ma andiamo con ordine.

Per capire fino in fondo la teoria del complotto, dobbiamo contestualizzarla. Siamo in piena guerra fredda, che come tutti sapete non è stata tanto combattuta con le armi, quanto con la propaganda, le minacce, le prove di forza. C’è una scena, nel film, che sembrerebbe dare adito a tutto ciò. Quella in cui Danny, il bambino del film, indossa un maglione con scritto “Apollo 11” all’interno di un razzo [foto]. Non solo, perché nel libro di Stephen King la stanza non è la 237, ma la 217. Si dice che Kubrick cambiò numero perché 237mila erano le miglia di distanza fra la Terra e la Luna (in realtà sono 238mila, per la precisione).

A condire il tutto la scena in cui Jack (Nicholson, ndr) urla alla moglie le sue responsabilità nei confronti dell’Overlook Hotel (metafora del governo degli Stati Uniti): sarebbe un chiaro riferimento al peso che portava dentro il regista per non aver potuto parlare apertamente del contratto firmato proprio con gli Usa, mentendo sul fatto che sulla Luna ci siamo andati eccome.

L’attore Danny Loyd in una scena del film “Shining”. Credit: Warner Bros.

La verità sull’allunaggio di Kubrick

Come in (quasi) tutte le teorie del complotto, la verità sta nel mezzo. È vero, infatti, che l’allora presidente Nixon preparò una specie di jolly da tirar fuori nell’eventualità che l’allunaggio fallisse. Mai come allora, gli Usa dovevano distogliere l’attenzione dal fallimento della guerra in Vietnam, che durava ormai da nove anni, motivo per cui si rivolse alla NASA per accelerare i tempi del primo uomo sulla Luna. L’Agenzia Spaziale Americana, però, non volle correre rischi e gli fece capire che serviva ancora un po’ di tempo per tentare l’impresa.

Il filmato del finto allunaggio venne effettivamente girato dalla Metro Goldwin Meyer negli studi di Londra. A dirigere l’orchestra fu proprio Stanley Kubrick, all’epoca il maggiore indiziato per creare un prodotto ad hoc con la migliore tecnologia di effetti speciali presente sul mercato cinematografico. Protagonisti del film, tre agenti della Cia, che poi finirono in Vietnam, così come della Cia era tutta la troupe che mise in piedi questa menzogna.

Per fortuna, non ci fu alcun bisogno di ricorrere al falso filmato, perché il 20 luglio 1969 alle 20:17 l’astronauta Neil Armstrong mise piede nel Mare della Tranquillità, un bacino basaltico che si trova sull’emisfero lunare rivolto verso la Terra. Assieme a Buzz Aldrin, effettuò la prima passeggiata dell’uomo su un altro corpo celeste, prima di ricongiungersi con il terzo astronauta della missione Apollo 11, Michael Collins, sul modulo di comando.

Il regista americano Stanley Kubrick sul set di Barry Lindon, nel 1975

Riferimenti:

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